martedì, ottobre 16, 2018
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Vivere l’esperienza delle persone disabili


I giovani avventisti incontrano i Ministeri dei bisogni speciali al Congresso paneuropeo di Valencia.

EudNew/Notizie Avventiste – Qualcosa veramente “speciale” è avvenuto al Congresso paneuropeo della gioventù avventista, tenutosi a Valencia, dal 1° al 5 agosto. Per la prima volta sono stati organizzati uno stand e un workshop sulle persone con bisogni speciali e disabilità. I giovani non solo hanno ricevuto informazioni, sono stati anche invitati a vivere alcune esperienze “speciali”, con risultati sorprendenti.

“Durante la settimana, molti giovani partecipanti al congresso si sono avvicinati al nostro stand”, ha affermato Taida Rivero, direttore dei Ministeri in favore dei sordi della Spagna, “Credevano di sapere già ciò che avrebbero trovato». Ma non è stato così!

Le persone che non possono camminare, vedere, sentire o che vivono una situazione difficile sono spesso considerate ai margini, lontane dal contesto “normale”. Questo è spesso un preconcetto che deriva più dalla mancanza di conoscenza che da veri e propri pregiudizi.

“Abbiamo cercato di aiutare i nostri giovani partecipanti a rompere questo presupposto e a vivere un’esperienza che potesse cambiare la loro mentalità”, ha spiegato Corrado Cozzi, direttore dei Ministeri dei bisogni speciali e in favore dei sordi presso la Regione intereuropea della chiesa.

Il cambiamento di “pensiero” è arrivato quando i giovani partecipanti al congresso, che non avevano subito nessuna disabilità fisica, si sono confrontati con la realtà delle persone disabili. “Abbiamo organizzato alcune attività ludiche per evidenziare l’importanza di aiutare gli amici con disabilità”, ha affermato Rivero.

I ragazzi hanno provato a giocare a calcio come se fossero ciechi. Due squadre poco numerose, con i giocatori bendati, hanno calciato una palla munita di campanellini (per fare rumore), cercando di segnare un gol. Potrebbe sembrare facile, ma quando si vive personalmente, la situazione comincia ad essere un po’ più problematica. In un luogo pieno di persone che tifano urlando, senza sapere dov’è l’avversario o il compagno di squadra, e neanche dove correre per segnare, rischiavamo in qualsiasi momento di essere disorientati e indifesi: queste sono state alcune delle sensazioni sperimentate dai giovani.

L’oscurità, il non sapere dov’è la palla o il semplice fatto di essere circondati da molte persone che ti toccano per aiutarti ad orientarti ma non vedi chi sono, provocano sensazioni che nessuno vorrebbe sperimentare. Ma ahimè, molte persone cieche devono affrontare tutto ciò per la vita intera.

In un’altra attività, i giovani si sono seduti su una sedia a rotelle e sono andati in giro guidati da una persona cieca. Naturalmente, a loro sembrava un gioco, ma la maggior parte di coloro che lo hanno sperimentato (oltre un centinaio) ha ammesso di capire chi lo vive come realtà per tutta la vita.
“Queste emozioni sono state analizzate brevemente durante il workshop intitolato ‘Rise and Walk’ (Alzati e cammina)”, ha affermato Cozzi, “Come cristiani siamo chiamati a lavorare e servire tutti, anche a difendere e aiutare coloro che hanno esigenze particolari, sostenendo la loro capacità di vivere con dignità e rispetto”.

Infatti, uno degli obiettivi dei Ministeri dei bisogni speciali è quello di contribuire rendere le organizzazioni, culture e gruppi di persone inclusive verso le persone con bisogni speciali. Un inclusione che dia un senso di “appartenenza” e non semplicemente l’essere iscritti in un elenco.

Nel suo intervento, Elsa Cozzi, direttore dei Ministri a favore dei Bambini presso l’Eud, ha presentato la questione dal punto di vista dei bambini e delle loro famiglie.

“Le disabilità sono una sfida non soltanto per la persona direttamente coinvolta ma anche per la famiglia e la comunità. È importante che la chiesa sia consapevole delle possibilità e delle responsabilità che possiamo avere nell’accogliere e sostenere le persone con bisogni speciali”, ha spiegato Elsa Cozzi.

Disabilità non significa impossibilità di avvicinarsi al senso della vita e, in un contesto religioso, di avvicinarsi al vangelo eterno. Le persone disabili già vivono con molte barriere quotidiane imposte dalla società; condividere il vangelo non deve essere un’ulteriore barriera per loro.

“La disabilità è un mezzo con il quale Dio agisce tramite le persone che sperimentano il suo amore”, ha concluso Rivero, “La disabilità non è altro che la nostra incapacità di capire che tutti abbiamo abilità diverse e che tutti devono poter conoscere il vangelo. Ma per raggiungere le persone con bisogni speciali, dobbiamo prima comprendere il loro mondo e, in seguito, possiamo presentare loro un nuovo regno, una nuova vita senza disabilità”.