martedì, Dicembre 10, 2019
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Summit avventista sulla sessualità a Città del Capo. Preservare l'identità della Chiesa, ma svolgere un ministero verso gay e lesbiche

csm_panel2-web_f26d773ed6Gli esperti hanno affrontato temi legali, pastorali, psicologici, teologici e riguardanti lavoro e famiglia

Notizie Avventiste – Un gruppo di esperti, al summit della Chiesa avventista del 7° giorno sulla sessualità, ha discusso su quale sia il modo migliore di affrontare le questioni riguardanti la comunità gay e lesbica, che permetta di sostenere l’identità teologica della chiesa e di riconoscere le realtà fronteggiate dalle persone circa l’orientamento sessuale.

Queste realtà hanno già un impatto nella vita della chiesa, hanno affermato i relatori della tavola rotonda, durante il vertice sulla sessualità svoltosi dal 17 al 20 marzo a Città del Capo, in Sudafrica.

“I membri di chiesa spaziano tra le persone attivamente gay e coloro che negano tale realtà”, ha affermato Willie Oliver, direttore del dipartimento Ministeri della famiglia della Chiesa avventista mondiale. “Abbiamo incontrato queste realtà in tutto il mondo per anni. Le persone stanno male e sperimentano sensazioni che alcuni di noi non possono voler ammettere”.

Attualmente, i governi di 18 paesi del mondo e di 15 stati degli Usa riconoscono il matrimonio omosessuale. Più di 100 paesi hanno depenalizzato il comportamento omosessuale. Tuttavia, trentaquattro dei 54 paesi africani lo perseguono come atto criminale, ha reso noto Karnik Doukmetzian, legale generale della Chiesa avventista mondiale, presentando un quadro della situazione giuridica. “Siate aggiornati su cosa dicono le leggi nel vostro paese”, ha aggiunto Karnik Doukmetzian, “La legislazione progredisce ed è in continua evoluzione”.

Un esempio pratico, ha poi continuato, è sapere se un pastore avventista può legalmente scegliere di non sposare coppie dello stesso sesso, citando un conflitto di coscienza. “Assicuratevi che la legislazione del vostro paese lo permetta al clero”, ha affermato, invitando gli amministratori e i pastori a lavorare insieme per produrre in anticipo una risposta radicata nella dottrina e nella fede avventista.

Anche nell’ambito lavorativo la legislazione può riguardare la Chiesa avventista, secondo Lori Yingling, direttore associato del dipartimento Risorse umane presso la sede mondiale della Chiesa, negli Stati Uniti.

“Poiché siamo un’organizzazione religiosa, negli Stati Uniti abbiamo ‘un’eccezione’ legale che ci permette di assumere solo avventisti del 7° giorno”, ha affermato Yingling, notando che ciò consente alle istituzioni ecclesiastiche di richiedere condizioni d’impiego, basate sui working policies e su ciò in cui crede la chiesa, che i potenziali dipendenti devono leggere e firmare.

Ma al di là delle questioni giuridiche e occupazionali vi è la situazione e la lotta di persone vere, ha dichiarato Brett Townend, presidente della Federazione avventista dell’Australia del nord.

“Pensiamo che sia una questione di norme, di politiche e protocolli, in realtà si tratta di persone”, ha precisato Townend. “Se ci limitiamo a fare dichiarazioni che sono come strofinare il sale in ferite molto aperte, non siamo di alcun aiuto. Dobbiamo sia preservare la nostra chiesa sia affrontare la reale sofferenza che vivono queste persone”.

I relatori hanno anche considerato la crescente necessità di provvedere ai bisogni di giovani avventisti che cercano di scoprire o sono alle prese con le questioni dell’identità sessuale.

“Ciò che vediamo, soprattutto nei campus universitari, è la presenza di studenti che cercano di scoprire chi sono”, ha affermato Elaine Oliver, direttore associato del dipartimento Ministeri della famiglia della Chiesa avventista mondiale.

“Purtroppo, molti genitori cristiani tacciono su questo argomento”, ha aggiunto Elaine Oliver, “Quando restiamo in silenzio sui problemi di identità dei nostri figli, ci sono molte voci là fuori disposte ad aiutarli a capire cosa fare con loro identità. Non possiamo più permetterci di rimanere in silenzio”.

Ekkehardt Mueller, vice direttore mondiale del Biblical Research Institute, è perfettamente d’accordo. I giovani di oggi, ha affermato, sono “bombardati da messaggi nei media”. Mueller ha notato un “cambiamento” di mentalità poiché le giovani generazioni considerano sempre di più le questioni gay e lesbiche attraverso la lente della giustizia sociale piuttosto che attraverso quella morale.

La tavola rotonda, moderata dal vicepresidente della Chiesa avventista mondiale, Pardon Mwansa, ha inoltre affrontato il tema se possono far parte della chiesa persone che hanno orientamento omosessuale ma che non sono attive in tale senso.

“Il minimo che possiamo fare è riconoscere che l’orientamento di per sé non è peccato”, ha affermato Townend. “Gesù è morto anche per le persone attratte dallo stesso sesso? Vuole che esse entrino in relazione con lui? Io le battezzerei senza troppe esitazioni”.

Townend ha poi riconosciuto che una tale mossa può generare un aumento della discussione nelle comunità locali, ha quindi aggiunto che “le discussioni devono partire da una posizione di ascolto e non di condanna”. La Chiesa, ha quindi affermato, dovrebbe essere un “luogo sicuro” in cui i nuovi membri battezzati, ancora alle prese con l’identità sessuale, siano affidati a figure tutor capaci di ascoltarle e consigliarle.

All’inizio della giornata, Kwabena Donkor, direttore associato del Biblical Research Institute a livello mondiale, ha presentato l’ermeneutica, o l’interpretazione, dell’omosessualità nella Bibbia. Ha affermato che i principali punti di discordia sono le diverse interpretazioni della Scrittura: ermeneutica “tradizionale” contro ermeneutica “contemporanea”.

L’obiettivo dell’ermeneutica contemporanea, ha aggiunto “è quello di mettere in moto questo cosiddetto ‘mondo extralinguistico’, la proiezione di nuovi mondi di significato”.

Donkor ha poi fatto un esempio: i teorici che sostengono l’ermeneutica contemporanea dicono che la storia di Sodoma, in Genesi 19, è intesa come un significante linguistico in cui il referente primario non è l’omosessualità ma l’ingiustizia che si esprime nella violazione delle tradizioni di ospitalità e nel tentato stupro omosessuale.

“Negano la premessa di base che si trattava in realtà di un tentativo di omosessualità e cercano di aggirare l’ostacolo”, ha successivamente affermato Donkor a margine della conferenza. “Ma come chiesa”, ha aggiunto, “abbiamo bisogno di dialogare con persone che hanno questi presupposti. Li definiamo ‘liberali’ e non li consideriamo, ma le etichette non aiutano. Sono persone impegnate e abbiamo bisogno di capirle e di parlare con esse”.

Il summit di Città del Capo, sul tema “A immagine di Dio: Scrittura, sessualità e società” ha riunito circa 350 dirigenti, pastori, accademici ed esperti dei servizi umani della Chiesa avventista del 7° giorno, provenienti da tutto il mondo.