venerdì, Agosto 7, 2020
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Sudamerica. Aiuti a oltre 840.000 rifugiati venezuelani

L’agenzia umanitaria avventista si occupa degli sfollati venezuelani diventati uno dei gruppi più numerosi nel mondo.

Notizie Avventiste – Nel 2020, la crisi dei migranti e dei rifugiati venezuelani sarà la seconda più grande del pianeta, subito dopo quella siriana, afferma l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). In Venezuela, la crisi politica, socio economica e dei diritti umani peggiora. Ci sono già oltre 1.800.000 persone di questa nazione ufficialmente registrate come migranti, rifugiati o sfollati.

L’esperienza di José Fernando Molina e della sua famiglia è un esempio tipico della crisi in corso. Le condizioni di vita in Venezuela diventavano sempre più complicate, ma i Molina riuscivano comunque a guadagnarsi da vivere. Dopo mesi di pianificazione, esitazione e preoccupazione, a marzo 2019 hanno intrapreso un viaggio con destinazione Uruguay.

Il più grande esodo dell’America Latina
I venezuelani sono diventati uno dei più grandi gruppi di sfollati nel mondo, rileva Adra Sudamerica, in seguito all’accelerazione dell’esodo di massa iniziato nel 2016. Secondo l’Unhcr, attualmente ci sono 4,5 milioni di venezuelani in transito dalle loro case verso altri luoghi. Per motivi legati all’economia, la maggior parte di loro sceglie di andare in altri Paesi della regione. La Colombia e il Perù sono state la destinazione finale per molti, ma oltre 37.000 sono in Brasile, ora il territorio con il maggior numero di rifugiati venezuelani riconosciuti in America Latina.

I rifugiati scelgono un determinato Paese per le sue leggi nei confronti dei migranti e i vantaggi offerti. Altro criterio è la lingua. Fino all’anno scorso, ad esempio, il Brasile non era una destinazione molto considerata dai venezuelani poiché la lingua rappresentava una barriera difficile. In seguito ai cambiamenti legislativi nei Paesi ispanici e il ritiro dei benefici precedentemente concessi, molti venezuelani iniziarono a emigrare in Brasile.

I coniugi Molina hanno scelto l’Uruguay per le opportunità educative offerte dal Paese e per la comune lingua spagnola. José Fernando è laureato in ingegneria e ha lavorato in una compagnia petrolifera venezuelana. Sua moglie Rubí ha seguito gli studi in economia aziendale e si è occupata della casa e della crescita dei figli. La vita era buona prima della crisi, ma poi è stato necessario andar via per offrire ai tre figli migliori opportunità.

Bambini rifugiati
La più grande preoccupazione della famiglia Molina era per la loro bambina di pochi mesi, così fragile per affrontare un viaggio difficile. Il 52% della popolazione rifugiata nel mondo ha meno di 18 anni. Gli studi condotti dall’Unchr dimostrano che durante il viaggio e persino giunti alla destinazione finale, la maggior parte di loro sono a rischio di abusi, violenza, abbandono, sfruttamento, tratta e obbigoati a diventare soldati.

Molti di questi bambini conosceranno la vita solo come rifugiati: trascorreranno tutta la loro infanzia lontano da casa, lontano da una scuola e in più di un’occasione saranno soli sia per la morte di chi si prendeva cura di loro, sia perché abbandonati.

Gli aiuti di Adra
Nel lungo e arduo viaggio attraverso diversi Paesi, i Molina hanno affrontato momenti di disperazione, come quando sono arrivati in Perù e hanno subito il furto di tutto il loro denaro. In quel momento cruciale, in cui la speranza si era affievolita, hanno incontrato Adra (Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso) che li ha aiutati a guadagnarsi da vivere, ha offerto loro un tetto per dormire e persino i biglietti per continuare il viaggio in Ecuador.

A ottobre 2019, la famiglia è arrivata a Montevideo, la capitale dell’Uruguay, insieme, mano nella mano e con le lacrime agli occhi.

“Ogni rifugiato rappresenta una storia. Sono persone in cerca di condizioni di vita dignitose. La crisi della mobilità umana mette alla prova la solidarietà. Pertanto, lavoriamo per rispondere alla sfida con giustizia, compassione e amore” ha affermato Paulo Lopes, direttore di Adra in otto Paesi sudamericani.

Adra offre aiuto ai rifugiati e ai profughi collaborando con altre istituzioni del terzo settore con l’obiettivo di integrare il venezuelano nel nuovo Paese di residenza. Offre risorse, alloggi, istruzione, aiuto nella preparazione dei documenti e nella ricerca di lavoro.

Un’altra iniziativa è rivolta alle persone in transito, che attraversano i Paesi in cui è presente Adra, ma non intendono rimanere. In questo caso, l’agenzia umanitaria offre rifugi per riposare o recuperare le forze, cibo, programmi sanitari, servizi igienico-sanitari di base, valutazioni nutrizionali, consulenza legale e contributi in denaro. L’idea è di aiutare il rifugiato mentre si sposta da un Paese all’altro, quindi questi luoghi si trovano generalmente ai confini.

Il terzo progetto coinvolge direttamente i volontari Adra. L’obiettivo è fornire kit alimentari e igienici alle famiglie di rifugiat, con la distribuzione di pacchi di alimenti e pasti caldi quotidiani. Tutto ciò è possibile grazie alle donazioni ricevute.

Dall’inizio della crisi dei rifugiati venezuelani, Adra ha aiutato oltre 840.000 persone grazie a 51 progetti in Sudamerica.
[LF]

 

[Foto: Sérgio Cassiano]