sabato, Agosto 24, 2019
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Ricordando lo sbarco terrestre

Se consideriamo l’intero l’universo, la terra è insignificante. Ma non per Dio.

Bruce Manners/Notizie Avventiste – Abbiamo da poco celebrato i 50 anni dello sbarco sulla luna, “un grande salto per l’umanità”. È stato un momento emozionante e significativo nella storia del nostro pianeta. La maggior parte di coloro che assistettero all’evento nel 1969, ricorderà l’attesa davanti al televisore e poi le immagini in diretta, granulose, in bianco e nero, di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i primi uomini a camminare sulla luna.

Dopo l’allunaggio del modulo lander, Aldrin chiese a tutti quelli che ascoltavano di “fermarsi, riflettere sugli eventi delle ultime ore e ringraziare a modo proprio”.

Nel silenzio che seguì, lesse le parole di Gesù: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5). Quindi prese il pane e il vino (per un servizio di comunione privata) che aveva portato con sé per l’occasione.

In seguito Aldrin si chiese se avrebbe dovuto farlo perché gli astronauti sapevano di rappresentare l’intera umanità, di qualunque convinzione. “Ma a quel tempo, non riuscivo a pensare a un modo migliore per riconoscere l’esperienza dell’Apollo 11 se non ringraziando Dio”, ha affermato l’ex astronauta.

Mentre scendeva la scaletta del modulo lunare, Armstrong pronunciò la storica frase: “Questo è un piccolo passo per l’uomo; un grande salto per l’umanità”.

Ed era vero.

Un paio d’anni dopo, nel 1971, Jim Irwin trascorse tre giorni sulla luna. È ricordato soprattutto per le immagini di lui che rimbalza sulla superficie lunare con il Rover. Fu il primo essere umano a guidare un veicolo sulla luna. Nell’anniversario ha ricordato quella volta che guardò la terra dalla luna. Allungò la mano con il pollice in su e chiuse un occhio. La terra scompariva dietro al suo pollice. In un certo senso, l’intero pianeta era sotto il suo controllo, ma questo faceva sentire Irwin “terribilmente piccolo”.

Possiamo dire che il nostro pianeta è solo una delle rocce presenti nell’universo. Sì, contiene la vita. Vita intelligente. Vita sufficientemente creativa da mandare gli esseri umani nello spazio inospitale e farli arrivare sulla luna.

Tuttavia, se consideriamo l’intero universo, la terra è insignificante.

Ma non per Dio. E lo dimostrò con uno sbarco sulla terra a Betlemme, più di 2000 anni fa, con la nascita di Gesù. È ciò che rende grande il nostro pianeta. Significativo. Non è per quello che siamo, per ciò che siamo diventati o per le nostre capacità e saggezza. Dio fa la differenza.

“Dio ha tanto amato il mondo che ha dato” (Giovanni 3:16). Questo è un grande passo in avanti per l’umanità.
[lf]

[Fonte e foto: Adventist Review]