mercoledì, Settembre 23, 2020
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Rassegna stampa. Fedeli ai precetti biblici

Osservatore RomanoRiccardo Burigana – “Sorgi! Risplendi! Gesù ritorna!” è stato il tema della sessantesima conferenza generale degli Avventisti del settimo giorno che si è svolta a San Antonio, in Texas, dal 2 all’11 luglio. Vi hanno preso parte oltre duemila- cinquecento delegati in rappresentanza dei circa diciotto milioni di avventisti nel mondo, ma si calcola che siano state almeno sessantamila le persone giunte a San Antonio per seguire i lavori dell’assemblea, che si riunisce ogni cinque anni.

Sono stati eletti gli organismi direttivi a livello mondiale e delle tredici divisioni nelle quali è organizzata la comunità avventista del settimo giorno. Alla presidenza è stato riconfermato il pastore statunitense Ted Wilson, che ricopre questo incarico dal 2010. Nel messaggio alla conferenza, Wilson ha posto l’accento sulla centralità di Cristo e della sua giustizia nella vita quotidiana: le comunità avventiste, ha spiegato, devono vivere “nella fedeltà alla Parola, al messaggio, alla chiamata che Dio ha rivolto alla Chiesa”. Il pastore ha anche ricordato quanto sia importante “il coinvolgimento totale dei membri nella predicazione del Vangelo e del messaggio di salvezza”.

A San Antonio, dove per la prima volta i delegati hanno fatto ricorso al voto elettronico mandando in pensione le schede cartacee, c’è stata una puntuale revisione del testo delle ventotto dottrine fondamentali della comunità, approvate nel 1980 e da allora non più modificate, se non con l’inserimento di un passo nel 2005. Dopo due giorni di dibattito, nel quale sono state esaminate le proposte emerse in quattro anni di confronto a livello locale, si è giunti all’introduzione di alcuni cambiamenti, non semplicemente testuali, come nella parte su matrimonio e famiglia. La parola “partner” è stata cambiata con “un uomo e una donna” in modo da sottolineare, ancora una volta, il fatto che gli avventisti del settimo giorno (che osservano il sabato come giorno di riposo settimanale e per il culto) desiderano rimanere fedeli al concetto biblico di matrimonio, nonostante i cambiamenti avvenuti nella cultura contemporanea.

Con questa revisione si è voluto introdurre un linguaggio più chiaro e formulazioni più facilmente traducibili dall’inglese. Si è cercato di aggiornare la terminologia, di chiarire i passi che non definivano con sufficiente chiarezza la posizione della Chiesa avventista, di affrontare nuove situazioni sulle quali appariva necessario un chiarimento alla luce delle nuove posizioni di alcune tradizioni cristiane. Su alcuni temi, come quello relativo alla creazione, si è voluta porre un’enfasi maggiore rispetto alle dichiarazioni precedenti. Inoltre si è cercato di cambiare o di aggiungere nuovi criteri in modo da riaffermare i punti essenziali e irrinunciabili del movimento.

In assemblea si è discusso del rilancio dell’evangelizzazione, indicando anche la necessità di un maggiore coinvolgimento dei giovani. In numerosi interventi poi è stata espressa solidarietà nei confronti dei cristiani perseguitati nel mondo a causa della loro fede, confermando l’impegno a favore della libertà religiosa, laddove questa viene negata.

Fra i temi in agenda il più atteso era quello dell’ordinazione delle donne al ministero del Vangelo, giunto in assemblea dopo che ciascuna delle tredici divisioni aveva formulato le proprie proposte alla luce di una puntuale analisi della situazione e delle prospettive pastorali. L’8 luglio, al termine di una giornata caratterizzata da un animato confronto, gli avventisti del settimo giorno hanno deliberato a maggioranza (1381 no, 977 sì, cinque astenuti) di non concedere la libertà di scegliere se procedere o meno alla consacrazione delle donne.

Il voto chiude una discussione cominciata nel 2010 e riflette soprattutto la scelta delle delegazioni dell’America centrale e dell’Africa. Wilson si era schierato per il no, invitando i partecipanti a una seria riflessione sull’argomento, mentre Jan Paulsen, presidente del movimento dal 1999 al 2010, si era schierato per il sì, esprimendo timori per il futuro della comunità nel caso non avesse dato il via libera su tale questione.

Adesso c’è il rischio di una scissione, come osserva sul quotidiano «la Croix» Jean-Paul Barquon, delegato dell’Unione delle federazioni avventiste di Francia e Belgio, poiché «già ci sono due unioni di Chiese, una delle quali nei Paesi nordici, che praticano ordinazioni di donne e non tengono conto del parere della conferenza generale».

Il movimento avventista del settimo giorno è stato fondato negli Stati Uniti nel maggio del 1863. La struttura ecclesiale è unificata nella dottrina, nei regolamenti, nel funzionamento e nella missione, ma decentralizzata nell’attuazione delle competenze, delle decisioni e delle strategie di evangelizzazione.

(L’Osservatore Romano – Anno CLV n. 157 – 13-14 luglio 2015)