domenica, settembre 23, 2018
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Rapporto Unicef su infanzia e povertà

NA - Notizie AvventisteMariarosa Cavalieri – Viviamo un momento di profonda crisi economica e sociale e il recente rapporto Unicef 2013 sulla “Povertà tra i bambini e gli adolescenti” ci aiuta a vederla da un punto di vista diverso: quello dei più giovani. L’Italia è al 22° posto su 29 Paesi, con il 17 per cento dei bambini sotto la soglia di povertà: è il tasso più alto fra tutti i Paesi industrializzati.

“Oggi non si può più parlare di ‘disagio sociale’ ma di una vera e propria ‘questione sociale’ da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica (…). Siamo di fronte a un impoverimento morale, dove le parole giustizia, cultura e tutela dei diritti fondamentali sembrano essere scomparsi dal vocabolario e dal tessuto sociale’, ha commentato Piero Grasso, presidente del Senato, intervenendo lo scorso aprile alla presentazione di questo rapporto.

I dati rilevati sono tristemente interessanti; per esempio, nei bilanci di alcuni governi, le spese per minorenni e famiglie risultano molto al di sotto della media dell’Ocse, e fra questi Paesi c’è l’Italia (il governo e le famiglie hanno la responsabilità primaria della protezione dei bambini).

I problemi sono ovunque, ma i governi reagiscono in modo diverso; solo in 10 Paesi su 35 (Cipro, Australia, Finlandia, Germania, Norvegia, Giappone, Danimarca, Slovenia, Islanda e Svezia) il tasso di povertà infantile è più basso rispetto a quello di povertà complessiva.

È la prima volta che, fra le statistiche dell’Unione Europea sul reddito e le condizioni di vita, compare una sezione dedicata alla vita dei minori tra 1 e 16 anni, che evidenzia 14 indicatori di benessere nell’area del cibo, delle attività ricreative e del gioco, degli spazi per fare i compiti, dell’abbigliamento (possedere non solo indumenti di seconda mano e almeno due paia di scarpe della misura giusta), la disponibilità di libri adeguati all’età e l’opportunità di invitare amici a giocare a casa e di celebrare occasioni speciali (per esempio i compleanni).

La deprivazione nell’infanzia affetta l’individuo negli anni più delicati del suo sviluppo psicofisico e può portare a risultati scolastici scarsi, bassi livelli di produttività, maggiore dipendenza dallo stato sociale, abuso di sostanze stupefacenti e alcool, e a comportamenti antisociali o criminali. Ne risentono l’individuo, la famiglia, ma anche la società che, a lungo termine, vedrà accumularsi problemi sociali ed economici che sarà veramente complicato risolvere. È inoltre essenziale ricordare che carichi pesanti, portati in questo momento di sviluppo e formazione, possono innescare nei bambini crisi di fede o influire negativamente sulla scelta di credere e confidare in Dio.

Come famiglie e chiese cristiane abbiamo molto da dare e da fare. Genitori, animatori, membri di chiesa curiamo il nostro rapporto con Dio, prima di tutto, per avere la forza di gestire a nostra volta le crisi e offrire un modello positivo ai ragazzi che ci osservano. Il modo in cui rispondiamo alle difficoltà, può influire su di loro più dell’evento stesso. Siamo poi generosi nell’ascolto, nei momenti di dialogo; preghiamo insieme ai nostri bambini e ai nostri adolescenti. Per restare in contatto con loro, contiamo certo su programmi ben organizzati e carichi di contenuto ma, soprattutto, su un ministero relazionale che ci consenta di restare in contatto con la loro vita.

La Commissione Europea, con la raccomandazione “Investire nei bambini: rompere il circolo vizioso di svantaggio”, ha sollecitato gli stati membro a mettere al centro delle loro agende il tema dell’infanzia e degli investimenti necessari per combatterne la povertà. Sentiamoci interpellati anche nelle nostre chiese locali: domandiamoci se le nostre comunità sono amichevoli; se siamo membri amorevoli, che agli occhi dei bambini, incarnano l’idea della speranza e della soluzione possibile; se offriamo luoghi sicuri e amichevoli. Se abbiamo una politica ecclesiale non casuale ma ponderata, per aiutare le famiglie a fronteggiare la crisi economica, valoriale e spirituale in cui i nostri bambini e i nostri adolescenti sono immersi. E guardiamoci anche intorno, per essere “sale” e per collaborare al bene dei bambini della comunità sociale in cui viviamo.
(Mariarosa Cavalieri è responsabile nazionale dei Ministeri in favore dei bambini della Chiesa avventista)