mercoledì, Settembre 30, 2020
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Oltre ogni immaginazione. L’agnello e il lupo

Francesco Zenzale – Sorprende il testo di Genesi 1:30. Ci informa che “a ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento”.

Nel piccolo lago di Pusiano, dove ho la gioia di fare delle rilassanti passeggiate, in primavera si avverte un incessante movimento: le folaghe e le gallinelle d’acqua che bighellonano fra il canneto; le anatre con i piccoli anatroccoli che girellano e gli uccelli che innalzano canti di lode al datore della vita. I pesci che sguazzano nell’acqua, le scardole che si sfregano deponendo le uova, l’airone che si gode l’incantevole “elisio”. Ma questo gradevole quadro in una frazione di secondo è imbrattato dal sangue. Il corvo di turno, la gazza ladra o la poiana non hanno alcuna remora nel togliere la vita a uno dei tanti anatroccoli. E così in un attimo la morte mi riporta alla concretezza: non sono in paradiso!

Non riesco a immaginare un leone brucare l’erba unitamente a un agnello o a un cerbiatto, così anche una tigre, un leopardo e tanti altri animali che si nutrono di carne o di carogne. Ma verrà il giorno in cui “Il lupo e l’agnello pascoleranno assieme, il leone mangerà il foraggio come il bue, e il serpente si nutrirà di polvere” (Isaia 65:25). Sì! Nel regno del Messia, “il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà. La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccoli si sdraieranno assieme, e il leone mangerà il foraggio come il bue. Il lattante giocherà sul nido della vipera, e il bambino divezzato stenderà la mano nella buca del serpente. Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo, poiché la conoscenza del Signore riempirà la terra, come le acque coprono il fondo del mare” (Isaia 11:6-9).

L’apostolo Paolo riafferma questa speranza con le seguenti parole: “la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8:19-21).

La creazione “geme ed è in travaglio” (Romani 8:22) e vive nell’attesa della beata speranza del ritorno di Cristo, giorno in cui avremo la gioia di osservare l’anatroccolo e il corvo nutrirsi di erba verde. Di ammirare il pesce siluro, le tartarughe, il pesce persico, il luccio nutrirsi delle alghe dei laghi.

Questo quadro profetico ci permette di percepire in parte quel che avremo modo di osservare nei nuovi cieli e nella nuova terra: la morte, in ogni ampliamento dell’esistenza non ci sarà più. Un vero e inaspettato trionfo della vita.

 

Pubblicato in omaggio e memoria dell’autore.