lunedì, Giugno 17, 2019
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Maria e l’islam… in Vaticano

Luigi Caratelli – Circa quaranta anni fa, grazie a studi incrociati, affermavo che le apparizioni mariane sarebbero state la base per una “riconciliazione” tra cattolicesimo e islam. C’era chi mi consigliava di tacere per non disturbare i fratelli cattolici.

I fratelli della cattolicità non si sono per nulla scandalizzati, anzi, confermano con entusiasmo. Infatti, nell’ottavo centenario dell’incontro di Francesco d’Assisi con il sultano Al-Malik Al-Kamil, in coincidenza con il mese del Ramadan musulmano, si è tenuto, il 13 maggio scorso, un incontro presso l’Auditorium della Pontificia Università Antonianum tra esponenti cattolici e islamici sul tema di Maria quale anello di congiunzione tra le due fedi.

La settimana successiva, il 21 maggio, a ricordo dell’evento L’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, riportava le seguenti parole: “La Vergine figura centrale del dialogo islamo-cristiano e non solo. Il culto mariano si conferma un punto d’incontro fondamentale nel dialogo islamo-cristiano. Nell’anniversario delle apparizioni di Fátima, la Pontificia università Antonianum, in collaborazione con la Pontificia facoltà teologica Marianum e la Pontificia accademia mariana internazionale, ha ospitato la tavola rotonda intitolata ‘I datteri di Maria. Fraternità tra cristiani e musulmani’”.

Dopo aver dissertato sul fatto che tutto è nato da due “leggende” comuni alle due fedi religiose, l’articolista cita l’arcivescovo emerito di Trento, Luigi Bressan, che dopo essere stato rappresentante pontificio in Pakistan e in altri Paesi asiatici, ha ricordato che “la figura di Maria desta ampio interesse anche al di fuori del cristianesimo o dell’islam. Vi sono “indù che invocano Maria in qualche loro santuario”, mentre in Giappone esiste “un centro mariano buddista”.

Quello che non è emerso in maniera prepotente è che si auspica, da più parti, che sia proprio Maria, quale regina della pace (così si presenta nelle ultime apparizioni), che farà cessare le guerre nel mondo. Auspicabile anche per noi; senza nascondere che tale ruolo di “Principe della Pace” spetta a Gesù, secondo la Bibbia: “Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte, la luce risplende… Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace… da ora e per sempre” (Isaia 9:1-6).

Per sempre Gesù, e solo Gesù, è il “Principe della Pace”; poiché è lui, e solo lui, il rabbim, il Messia di tutti i popoli annunciato dalla profezia delle “settanta settimane” del profeta Daniele.

Se le religioni, tutte, facessero tavole rotonde su questa splendida profezia, scoprirebbero che il Salvatore che tutti stanno aspettando era già stato profetizzato con quasi 500 anni di anticipo, ed è lui che può riunire gli uomini e le donne di buona volontà. A qualunque religione appartengano.

Le “pretese” di Gesù sorpassano quelle di Maria: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). E ancora: “In nessun altro vi è la salvezza, poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

La Bibbia, e non le leggende, indicano a chi spetta il titolo.

Bellissime sono le parole che l’autrice cristiana, Ellen G. White, scrive nel suo libro Gesù di Nazareth (Ed. Adv), nel capitolo “Al pozzo di Giacobbe”, dove Cristo incontra una samaritana alla quale annuncia il vero e unico Messia. “Tornando in Galilea, Gesù passò attraverso la Samaria. Una donna samaritana si avvicinò… Gesù le chiese da bere. Con pazienza… la lasciò passare a quell’argomento, aspettando l’occasione per parlare al suo cuore. ‘I nostri padri hanno adorato su questo monte’, disse la donna, ‘e voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare’… Davanti a loro si profilava il monte Garizim, del cui tempio in rovine restava in piedi solo l’altare… I samaritani credevano che il Messia sarebbe venuto per redimere non solo gli ebrei, ma tutto il mondo. Lo Spirito Santo, tramite Mosè, aveva preannunciato che Egli sarebbe stato un profeta inviato da Dio. Mediante Giacobbe era stato detto che in lui si sarebbero riuniti tutti i popoli e, attraverso Abramo, che in lui sarebbero state benedette tutte le nazioni della terra” – pp.126-135.

Più di una leggenda, è importante conoscere la Bibbia.