lunedì, settembre 24, 2018
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Malintesi. La sindrome liturgica

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Francesco Zenzale – “Il Signore venne, si fermò accanto a lui e chiamò come le altre volte: ‘Samuele, Samuele!’. E Samuele rispose: ‘Parla, poiché il tuo servo ascolta’” (1Samuele 3:10).

Due sono gli aspetti che meritano la nostra attenzione a proposito della liturgia o del complesso delle pratiche rituali e cultuali: rispondere al bisogno di esprimere il sentimento religioso collegialmente e trasmettere il contenuto religioso in maniera visibile. La liturgia ha dunque una funzione sociale, in quanto unifica la comunità nella pratica religiosa.

Ciò non significa che non può essere equivocata e trasformarsi in malattia caratterizzata dall’autocompiacimento da palcoscenico. Da decenni, se non da secoli, la liturgia ha acquisito un valore sacro e si è standardizzata su schemi e comportamenti obsoleti tali che qualsiasi tentativo di attualizzazione risulta impraticabile. Il copione liturgico, a causa dell’equivoco sacro, è stato arricchito al punto che lo spazio alla Parola si è ridotto notevolmente. Si è passati da un’omelia stancante, perché durava circa un’ora, a una breve riflessione di circa 15-20 minuti. Per contro, l’aspetto liturgico – costituito da canti, preghiere, corali, letture, ecc. – ha sensibilmente invaso l’adorazione. Una pericolosa tendenza per l’affermazione dell’uomo ritualizzato, caratterizzato dal quel senso mitologico, dal desiderio di elevarsi a Dio, come se fossimo dèi e di essere salvati per celebrazione piuttosto che per grazia.

Si ha l’impressione che sia l’uomo a essere celebrato e non il Dio di Gesù Cristo, il Dio della parola bisognosa di essere ascoltata.

Non solo la parola è retrocessa, ma anche la testimonianza che è un aspetto significativo dove la parola predicata trova riscontro pratico nel quotidiano.

La liturgia non è sacra e immutabile! Indubbiamente è un aspetto importante per la comunità, ma non ha nulla a che fare con la salvezza, con il “per me vivere è Cristo”. Essa è un bene nella misura in cui esalta Cristo, si rinnova e non toglie spazio alla parola e alla testimonia.

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Romani 21:1-2).

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