giovedì, Dicembre 12, 2019
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Malintesi. Inferno, purgatorio o campi elisi?

logo-uicca-midFrancesco Zenzale

Circa tremila anni or sono, Giobbe si chiese quello che, prima o poi, ogni essere umano che pensa e ama si domanda: “Ma l’uomo muore e perde ogni forza; il mortale spira, e dov’è egli?” (Giobbe 14:10).

Una sterminata letteratura, numerose pellicole cinematografiche e talk show vogliono farci credere, in un modo o nell’altro, che la morte non è la fine ma l’inizio, il nuovo compleanno, di un’esistenza che prosegue oltre. Certamente è consolatorio pensare che i nostri cari, da noi tanto amati, non siano caduti nel baratro del nulla ma vivano in una nuova dimensione: inferno, purgatorio, paradiso, campi elisi, ecc.

È una verità oppure una pietosa menzogna? La filosofia greca, le religioni orientali e la stragrande maggioranza dei cristiani ritengono che possa esistere una vita cosciente oltre la morte. Ma che cosa insegna la Parola di Dio?

L’insegnamento di Gesù e degli apostoli, pienamente conforme a quello dell’Antico Testamento, evidenzia la morte come uno stato d’incoscienza (Ecclesiaste 9: 5-10). Il racconto della morte e della risurrezione di Lazzaro illustra molto bene questo insegnamento: “Gesù disse loro: ‘Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo’. Perciò i discepoli gli dissero: ‘Signore, se egli dorme, sarà salvo’. Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: ‘Lazzaro è morto’” (Giovanni 11:11-14), nel senso che non esiste più, è tornato a essere polvere (Genesi 3:19). Pertanto, dopo quattro giorni, Gesù rincuora Marta e sua sorella Maria con le seguenti parole: “Tuo fratello risusciterà” (Giovanni 11:22). E Gesù, avvicinatosi alla tomba, dopo aver pregato, risuscitò Lazzaro (versetti 41-44).

Se Lazzaro avesse visto o appreso qualcosa sul mondo degli spiriti, nei giorni successivi alla sua morte, sicuramente ne avrebbe parlato e indubbiamente queste informazioni avrebbero fornito risposte valide alle domande circa la vita dopo la morte, così vivamente dibattute tra i sadducei e i farisei (cfr. Mt 22:23,28; Mc 12:18,23; Lc 20:27,33). Ciò è vero anche per altre sei persone che sono state risuscitate dai morti: il figlio della vedova (1 Re 17:17,24); il figlio della sunamita (2 Re 4:18,37); il figlio della vedova a Nain (Lc 7:11,15); la figlia di Iairo (8:41,42,49,56); Tabita (At 9:36,41) ed Eutico (20:9,12).

Nel suo libro, Immortalità o resurrezione, edito dall’Adv, Samuele Bacchiocchi scrive: “Tutte queste persone sono ritornate in vita come se fossero uscite da un sonno profondo, ma senza alcuna esperienza ultraterrena da raccontare. Non vi sono indicazioni che l’anima di Lazzaro, o delle altre sei persone risuscitate dai morti, fosse ascesa al cielo. Nessuno di loro ha avuto ‘un’esperienza celestiale’ da raccontare. La ragione sta nel fatto che nessuna è ascesa al cielo. Questo è confermato dai riferimenti di Pietro a Davide nel suo discorso il giorno della Pentecoste: ‘Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d’oggi tra di noi’ (At 2:29, 34)” (p. 173).

Se nessuno è salito in cielo, o ha ricevuto la vita eterna (Ebrei 1:39-40), se nessuno è nel luogo di espiazione, benché la Bibbia non ne parli, a che serve offrire delle messe in suffragio per i defunti? Indubbiamente la preghiera per i defunti alimenta sentimenti di affetto tra i credenti viventi e i loro cari morti, libera da possibili sensi di colpa, creando l’impressione di una “corrispondenza d’amorosi sensi”. Si tratta però di un’illusione, non di una realtà, alla luce della Bibbia.

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