lunedì, Giugno 17, 2019
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Libertà religiosa. I protestanti liguri contro la legge regionale “anti-moschee”

nev-2016Ilaria Valenzi (CCERS): le competenze regionali non invadano spazi di competenza statale

NEV – Anche la Liguria ha una legge “anti-moschee”. Sull’esempio di quanto già avvenuto in Veneto e Lombardia, il 27 settembre, il Consiglio regionale ligure ha infatti approvato una legge sulla “disciplina urbanistica sui servizi religiosi”, che vincola i nuovi locali di culto a norme che, di fatto, scoraggiano e rendono estremamente difficile la costruzione di nuovi locali di culto. Già nello scorso mese di luglio, nell’ambito di un’audizione sulla proposta di legge riservata alle comunità religiose, le chiese protestanti della regione avevano espresso la loro contrarietà a una normativa che, facendo leva su questioni di urbanistica, nella comprensione degli evangelici “cerca di aggirare i limiti che la Costituzione pone a tutela delle confessioni religiose”. Una convinzione ribadita anche lo scorso 10 settembre durante un convegno organizzato dal V Circuito delle chiese metodiste e valdesi, a seguito del quale era stata disposta la stesura e l’invio al Consiglio regionale di una memoria che ricapitolasse la posizione contraria degli evangelici liguri.

“Per poter dare un giudizio qualificato al testo della legge è necessario attendere la sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria”, fa presente Ilaria Valenzi, consulente legale della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), che, tuttavia, aggiunge: “Non è comunque pensabile utilizzare la competenza regionale per invadere spazi appositamente riservati alla competenza esclusiva statale, nel nostro caso nella materia dei rapporto tra la Repubblica e le confessioni religiose. Resta il fatto, più volte affermato, che in assenza di una legge sulla libertà religiosa i diritti delle comunità sono in balia degli umori politici e il fenomeno della chiusura dei luoghi di culto si sta sempre più intensificando, tanto da renderlo un terreno di scontro continuo”.