giovedì, Maggio 23, 2019
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Leader avventista parla di sessualità alla conferenza delle Nazioni Unite

csm_PARL-Ganoune_sexuality__9de4a13934Ganoune Diop: il cristiano deve trattare tutte le persone con dignità e rispetto.

ANN/Notizie Avventiste – Il leader  della Libertà religiosa nella Chiesa avventista, Ganoune Diop, è intervenuto in una conferenza delle Nazioni Unite sui diversi  punti di vista sulla sessualità umana alla luce degli insegnamenti della Bibbia, e ha sottolineato che l’imperativo cristiano è trattare ogni essere umano con dignità e rispetto.

Diop, direttore del dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa (PARL) della Chiesa cristiana avventista mondiale e segretario generale dell’International Religious Liberty Association (IRLA), ha tenuto il suo discorso durante l’evento di tre giorni dal titolo “Freedom of Religion or Belief and Sexuality: A Conversation”, svoltosi nel Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in Svizzera.

Invitato da Heiner Bielefeldt, relatore speciale ONU per la libertà di religione o di credo, per fornire una visione scientifica di atteggiamenti religiosi nei confronti della sessualità umana, in particolare dal punto di vista delle tradizioni cristiane, Diop ha esplorato il rapporto tra libertà religiosa, diritti umani e sessualità, e cercato di spiegare gli insegnamenti biblici e i valori che informano la risposta cristiana alle relazioni omosessuali.

“I cristiani, in primo luogo, individuano la sessualità umana nel contesto della creazione, dove tutto è stato dichiarato ‘buono’ e anche ‘molto buono'”, ha affermato Diop davanti a una platea eterogenea alla conferenza tenutasi dall’8 al 10 giugno, “Ma, come la narrazione biblica mostra, ciò che il mondo è diventato dopo l’alienazione da Dio è un’altra storia”.

Diop ha percorso l’evoluzione storica delle varie credenze teologiche e tradizionali sulla sessualità umana all’interno delle diverse comunioni cristiane, e l’influenza delle norme culturali nel modellare atteggiamenti sul comportamento sessuale appropriato. Ha esaminato i sette testi biblici storicamente intesi a vietare comportamenti omosessuali e ha spiegato le interpretazioni divergenti in relazione a questi versetti. Ha quindi affermato che la maggior parte dei cristiani – siano essi cattolici, ortodossi, evangelici protestanti o pentecostali – crede che questi testi siano un divieto divino agli atti omosessuali. Tuttavia, ha anche osservato che un numero crescente di cristiani sfida questa lettura, dando interpretazioni alternative che suggeriscono, a loro avviso, che la Bibbia non affronti il tema dell’omosessualità così come è conosciuto oggi.

Diop ha anche evidenziato la profonda frattura tra la società laica e le organizzazioni religiose quando si tratta di questioni di sessualità. Ha indicato le dichiarazioni ufficiali di chiese cristiane storiche e tradizionali che approvano i matrimoni eterosessuali monogami, e che sono in netto contrasto con l’approccio della società laica civile e con un crescente numero di cristiani che sostengono matrimonio, stile di vita e pratica omosessuale. L’unanimità su questo tema è diventato sempre più sfuggente, ha detto.

Teologo avventista ed ex professore di teologia, lingue bibliche e religioni comparate, Diop ha  anche spiegato che “i fondamenti della fede cristiana si basano sulla inalienabile libertà di ogni individuo di scegliere di entrare in una relazione di alleanza con Dio”.

Questa libertà, ha detto, significa che i cristiani devono stare attenti a cercare di regolamentare le loro credenze religiose sulla sessualità, trasportando i valori religiosi nella politica pubblica che discrimina o punisce coloro che rifiutano specifici insegnamenti religiosi.

“In questo dibattito, le chiese cristiane e le persone di varie religioni o credenze devono essere chiare circa i veri parametri del dibattito”, ha aggiunto Diop, “La decisione di legalizzare o criminalizzare appartiene ai tribunali giudiziari e ai legislatori”.

In un’intervista dopo l’evento, Diop ha citato la cofondatrice della Chiesa avventista, Ellen G. White, che così si è espressa sul rapporto di Dio con gli esseri da lui creati: “Dio desidera un’ubbidienza fondata sull’amore, che nasca da una vera comprensione del suo carattere. Non desidera una sottomissione forzata; ogni essere è libero di scegliere se seguirlo o meno” (Patriarchs and Prophets, p. 34).

“Riconoscere la libertà di scelta di un individuo in materia di sessualità non vuol dire approvare e non diluisce il diritto di un cristiano di parlare con chiarezza morale circa l’ideale di Dio sulle relazioni umane”, ha affermato Diop aggiungendo che i cristiani hanno una responsabilità aggiuntiva, basata sulla convinzione giudaico-cristiana che tutti gli esseri umani sono creati a immagine di Dio. Questa responsabilità, ha detto, consiste nel riconoscere il timbro divino in ogni persona e nell’estendere a essi l’amore e il rispetto di cui Cristo ci ha dato un esempio nei suoi rapporti con l’umanità caduta.

“Che cosa significa per i cristiani di oggi quando si tratta di relazionarsi con coloro che hanno diverse credenze sulla sessualità umana?”, ha chiesto Diop, “Significa dire ‘no’ alla discriminazione e a qualsiasi forma di violenza. Significa dimostrare che le persone possono credere in modo diverso ed essere diverse, pur condividendo la stessa umanità; significa vivere nello spazio pubblico comune nel rispetto della dignità di ogni persona; significa riconoscere che a ogni persona è stato concesso dal Creatore il diritto, e la responsabilità, della libertà”.

Ha quindi continuato: “A nessuna persona dovrebbe essere negata la sua umanità, non importa come usa la libertà di scelta. Dio ha dato agli esseri umani la prerogativa di vivere, o non vivere, secondo gli standard da lui stesso rivelati. La violenza, i crimini d’odio, come quello orribile cui il mondo ha assistito a Orlando, sono totalmente ripugnanti e barbari”.

In una seconda presentazione alla conferenza, Diop ha ricordato ai partecipanti che quando si parla di sessualità umana, deve essere presa in considerazione una categoria più ampia. Egli ha suggerito che la questione della sessualità dovrebbe essere intenzionalmente estesa al di là del vocabolario LGBT per includere la discussione di una serie di pratiche sessuali – legittime e dannose – e anche la difficile situazione di individui nati con genitali anomali o malformati. Egli ha sottolineato i problemi della mutilazione genitale femminile, i rapimenti di ragazzi e ragazze per la prostituzione, e la cultura del maschio alfa che danneggia in modo significativo una sana percezione e immagine di sé nei maschi. Ha anche ricordato ai presenti la pratica storica degli arabi musulmani della castrazione e delle mutilazioni sessuali di schiavi neri maschi.

Interrogato in una intervista sul motivo per cui la Chiesa partecipa a conferenze delle Nazioni Unite come questa, Diop ha sottolineato il valore immenso di avere una presenza avventista e una voce “al tavolo” della comunità internazionale dove si decide e si danno forma, tendenze sociali e valori.
“Chiaramente, l’omosessualità e l’identità sessuale sono temi centrali in molte nazioni oggi”, ha precisato Diop, “Gli atteggiamenti verso la sessualità sono strettamente intrecciati con la cultura, la tradizione e le credenze religiose”.

Egli ha osservato che esiste un ampio spettro di risposte giuridiche alle relazioni omosessuali all’interno dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite. Queste vanno dal matrimonio omosessuale e dalle protezioni civili negli Stati Uniti, in Sudafrica e in molti altri paesi, al divieto, alla discriminazione e palese criminalizzazione in altri.

Eppure, nonostante sia un tema sensibile e complesso, per Diop gli avventisti non devono restare ai margini del discorso pubblico.
“Gli avventisti del settimo giorno sono tra le principali chiese che comprendono l’ordine divino dato alla creazione dell’unione eterosessuale di un uomo e una donna nel matrimonio monogamico”, ha continuato Diop. “Questa convinzione è articolata nelle dichiarazioni ufficiali della Chiesa e continua ad essere la sua posizione”

Altri relatori alla conferenza delle Nazioni Unite sono stati Bielefeldt; Javaid Rehman, docente di legge islamica e diritto internazionale presso la Brunel University di Londra; e Vitit Muntarbhorn, presidente della commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Siria ed ex relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Corea del Sud. Il terzo giorno della conferenza, Diop e tre altri relatori sono stati invitati a partecipare a una tavola rotonda pubblica, moderata da Kate Gilmore, vice alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

(Foto: Nazioni Unite)