domenica, Settembre 27, 2020
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Le speranze dell’uomo e le speranze di Dio. Prima parte

Michele Abiusi – Viviamo in un tempo di restrizioni a causa del coronavirus, ed è un tempo in cui desideriamo sperare. “Andrà tutto bene” è lo slogan che ci siamo dati come popolo italiano.

Sperare: in un futuro migliore, nel superamento della crisi, che la vita torni alla normalità… Coloro che pongono la propria fiducia in Dio hanno più che mai il dovere di “rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro” (1 Pietro 3:15). Ora, anche se per definizione la speranza guarda al futuro, per la Bibbia essa si radica nell’oggi di Dio. Egli si fa conoscere perché chiama gli esseri umani a entrare in una relazione con lui: stabilisce un’alleanza con loro.

La Bibbia definisce le caratteristiche del Dio dell’alleanza con due parole ebraiche: hesed ed emet (Esodo 34:6). Generalmente, si traducono con “amore” e “fedeltà”. Innanzitutto, questi due termini ci dicono che Dio è bontà, è benevolenza senza limiti e si prende cura dei suoi figli; in secondo luogo, assicurano che Dio non abbandonerà mai quelli che ha chiamati ad entrare nella sua comunione.

Ecco la sorgente della speranza biblica. Se Dio è buono e non cambia mai il suo atteggiamento né ci abbandona mai, allora, qualunque siano le difficoltà – se il mondo così come lo vediamo è talmente lontano dalla giustizia, dalla pace, dalla solidarietà e dalla compassione – per i credenti non è una situazione definitiva. Nella loro fede in Dio, i credenti attingono l’attesa di un mondo secondo la volontà di Dio o, in altre parole, secondo il suo amore.

Nella Bibbia, questa speranza è spesso espressa con la nozione di promessa e alleanza. Quando Dio entra in relazione con gli esseri umani, in generale questo va di pari passo con la promessa di una vita più grande. Lo si vede già nella storia di Abramo: “Ti benedirò, disse Dio ad Abramo, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Genesi 12:2-3).

Al di là delle promesse universali di salvezza date dopo il peccato e dopo il diluvio (Genesi 3:14,15; 9:11), è da qui che comincia veramente la storia della speranza biblica legata alla storia di Israele.

La speranza delle benedizioni di Yahweh
Per secoli l’oggetto della speranza di Israele resterà la terra dove scorre latte e miele; i beni terreni sono doni di Dio (Genesi 13:15) che è fedele alle promesse e all’alleanza. Ma, al di là di questi beni, c’è la speranza di qualcosa di superiore, e Dio vuole condurre il suo popolo a comprenderla ed afferrarla: la salvezza, che è speranza di una terra per tutti, non solo per sé, ed è rinnovamento della vita nella giustizia, nell’armonia, nella pace di una creazione rinnovata per l’eternità.

Non sarà un percorso lineare e facile. La spiritualità altalenante del popolo d’Israele ha condotto talvolta i profeti ad annunciare il castigo di Dio, segno di una speranza distrutta; per poi consolare annunciando il perdono di Dio, cioè il rinnovamento della speranza (Geremia 30-33; Ezechiele 34-48).

Pace, salvezza, luce, guarigione, redenzione, sono i temi annunciati dai profeti che intravedono il rinnovamento del paradiso su questa terra; aspirano anche al giorno in cui Israele sarà ripieno della conoscenza di Dio (Isaia 11:9) perché Dio avrà rinnovato i cuori (Geremia 31:33) e le nazioni si convertiranno per rendere un culto finalmente perfetto (Zaccaria 14).