lunedì, settembre 24, 2018
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Le parole dei media sulla migrazione

Festeggiati i dieci anni dell’Associazione Carta di Roma, nata per attuare un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione.  

Notizie Avventiste – La Casa del Cinema ha ospitato, lunedì 25 giugno, una serata speciale per ricordare il decimo anno di attività dell’Associazione Carta di Roma, informa Notizie Evangeliche (Nev). Nata per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa italiana nel giugno del 2008, annovera tra i fondatori anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), che fa parte del direttivo ancora oggi.

“L’impegno per portare al centro dell’informazione la verità sostanziale dei fatti quando si parla di migranti, rifugiati, richiedenti asilo è sempre più necessario” ha affermato Valerio Cataldi, giornalista Rai e presidente dell’Associazione.

Durante l’evento, sono state evidenziate le parole più utilizzate dai media per raccontare l’immigrazione. Anche quelle, ha ricordato Cataldi, “usate male nella cattiva comunicazione, quelle che costruiscono la percezione allarmistica di un fenomeno che, guardato in silenzio, ha un aspetto diverso e sorprendente”.

Odio, pacchia, razza, accoglienza, solidarietà, sbarco, soccorso, invasione, percezione, clandestino, umani. Dieci le parole lette, interpretate e commentate da diversi ospiti autorevoli.

“Il ruolo dell’informazione oggi si colloca in un contesto di grandi mutamenti geopolitici e in Italia, in una situazione di grave analfabetismo religioso” ha spiegato Gian Mario Gillio, rappresentante della Fcei e membro del direttivo di Carta di Roma “Dunque, è importante fare attenzione all’utilizzo delle parole, così come è importante far conoscere il pluralismo religioso presente nel nostro paese, in quanto vi è ancora molta confusione e scarsa conoscenza”

Il 20% dei titoli di articoli critici in materia di migrazioni “sono associabili al fattore religioso” ha precisato Gillio che ha concluso “l’uso corretto delle parole è importante. Quando si è attenti al loro significato si è eticamente corretti. Sensibilità e attenzione sono imperativi da tenere presenti per affrontare qualsiasi argomento. Quando si entra nel merito della religione si accede inevitabilmente in una sfera privata, intima, etica, sia di singole persone che di intere comunità”.

[Fonte: Notizie Evangeliche – Nev]

[Immagine: Associazione Carta di Roma]