mercoledì, settembre 26, 2018
Home > Italia > La relazione d’aiuto nel primo convegno nazionale avventista

La relazione d’aiuto nel primo convegno nazionale avventista


Professionisti del settore guidano in un percorso di consapevolezza sulla dimensione della spiritualità nell’intervento terapeutico ed educativo.

Betty Spinello/Notizie Avventiste – Psicologi, counselor, assistenti sociali, educatori, insegnanti e infermieri si sono incontrati presso il Centro “Casuccia Visani” a Poppi (AR), dal 6 all’8 ottobre, in occasione del primo Convegno nazionale avventista sulla relazione d’aiuto. Organizzato dai dipartimenti Educazione e Ministeri avventisti della famiglia dell’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste (Uicca), è stato patrocinato dal CeCsur (Centro culturale di scienze umane e religiose) e dall’Istituto avventista “Villa Aurora” di Firenze.

L’incontro con diversi professionisti del settore ha arricchito molto i partecipanti, ha permesso di creare una rete al servizio delle comunità e, allo stesso tempo, di tuffarsi nel mare esperienziale della relazione d’aiuto. Un mare che ha come cornice imprescindibile e invalicabile l’amore e il rispetto per l’altro, chiunque esso sia, e che racchiude al suo interno le norme comportamentali e sociali, i valori che ci aiutano a non affondare.


I relatori hanno abilmente guidato attraverso un percorso di consapevolezza sulla tematica della dimensione della spiritualità nell’intervento terapeutico ed educativo.

Roberto Iannò, responsabile dei dipartimenti Educazione e Ministeri della famiglia, si è soffermato in particolare sul contesto sociale italiano, in cui sembra prevalere una spiritualità “estrinseca”, a discapito di quella “intrinseca”, che non è sempre integrata nella vita quotidiana. Emerge l’importanza di integrare la spiritualità come risorsa per il funzionale sviluppo psicologico

Lucio Altin, psicologo, ha parlato della “cantina” emozionale. Alcuni studi neuro-scientifici dimostrano l’impatto positivo della dimensione spirituale nelle situazioni a rischio come stress, depressione, dipendenze da droghe, ecc. (neuro-teologia). I ricordi negativi vengono modificati, creando un’esperienza emozionale diversa e meno dolorosa, anche attraverso l’importanza della preghiera.

Essendo cristiani, ha spiegato Samuele Orsucci, psicologo e psicoterapeuta, siamo protetti psicologicamente rispetto a coloro che non credono, in quanto più forti nell’affrontare problematiche come l’angoscia, la solitudine, la disperazione, per riscoprire il “vero piacere” della speranza, dell’equilibrio mentale, dell’appartenenza a Gesù che ci libera dalle paure.


Nella seconda parte del convegno, i partecipanti si sono addentrati nel vissuto esperienziale della “Neutralità ed empatia del terapeuta in rapporto al mondo valoriale del cliente”.

Mirela Pascu, psicologa e psicoterapeuta, ha evidenziato come il principio di umiltà, coerenza e consapevolezza contraddistingua il contatto psicologico che non si stabilisce, ma si “vive” (grazie ai neuroni specchio che si attivano nella comunicazione non verbale), costruendo un rapporto di fiducia e sicurezza che porta alla guarigione. In questo clima di collaborazione e di empatia, è importante anche garantire la neutralità, l’astensione dal giudizio, come previsto dall’art. 28 del Codice deontologico degli psicologi, in cui non ci devono essere interferenze con la vita privata

La weltanschauung, o “visione del mondo”, è stato il tema presentato da Francesca Marchese, psicologa e psicoterapeuta. Costituita da una serie di valori, principi, punti di riferimento, leggi, atteggiamenti verso la vita e fattori culturali, condiziona tutte le forme di relazioni. È pertanto fondamentale prendersi cura di una persona per quella che è, senza aspettative o desiderio di modificare il suo modo di essere, anche se questo percorso di rispetto non è sempre facile.

Infine, Giusy Catalano, assistente sociale, ha sottolineato che la scelta nelle situazioni complesse, che ruotano intorno a un problema o dilemma etico, deve essere sempre subordinata al benessere della persona. Il potere dell’empatia e della propria spiritualità interiore potenzia le nostre capacità nella relazione d’aiuto, senza esaurirci (burn out).


Durante i vari dibattiti, si è arrivati alla conclusione che non è per niente facile aiutare gli altri. Dobbiamo, però, contemplare sempre il quadro d’amore del più grande psicologo del mondo, Gesù, che è stato capace di perdonare coloro che lo crocifiggevano perché non sapevano quello che facevano (cfr. Lc 23:34), e di amare in modo vero e unico, teso al “ben-essere” degli altri, piuttosto che a quello personale. Guardando a lui, si può essere liberati, attraverso un percorso interiore e spirituale di autoverifica, dalle pastoie dell’egocentrismo umano e tendere una mano serena, forte ed equilibrata a chi ha bisogno di aiuto perché si è, a propria volta, aggrappati alla potente mano del Signore.

I partecipanti hanno chiesto di ripetere l’esperienza e hanno condiviso il desiderio degli organizzatori di realizzare il secondo Convegno nazionale avventista sulla relazione d’aiuto nel 2018.