lunedì, Settembre 16, 2019
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La libertà religiosa à la carte

Davide Romano – Il recente viaggio in Russia, conclusosi lo scorso 25 agosto, del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha trovato ampia eco nei nostri quotidiani e organi di informazione, i quali ci hanno messo al corrente degli esiti di una serie di incontri avuti dall’alto e qualificato prelato della Santa sede con il patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie  – il titolo non sembri riduttivo – Kirill, con il metropolita Hilarion Alfeev, presidente del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca e da ultimo con il presidente Putin.

Stando alle cronache di organi di stampa informati come l’Avvenire, Parolin e Kirill si sarebbero felicitati per l’ottimo risultato avuto dall’esposizione delle reliquie di San Nicola (traslate da Bari) a Mosca e San Pietroburgo, e avrebbero rilasciato dichiarazioni sulla comunanza di intenti delle due chiese – quella ortodossa russa, che da sola rappresenta circa il 60% della popolazione ortodossa mondiale e quella cattolica romana – circa una serie di questioni sulle quali esisterebbe una sostanziale convergenza di vedute.

Innanzitutto la difesa della libertà religiosa in qualsiasi Stato, in qualsiasi situazione politica e per “tutti i gruppi religiosi”. Obiettivo quest’ultimo sul quale sembra essere emerso un pieno accordo anche tra il rappresentante della Santa sede e il presidente della Federazione russa.

Ci sarebbe da felicitarsi che due chiese cristiane così importanti e numericamente, oltre che simbolicamente, significative, mostrassero in tempi difficili quali sono i nostri una simile sensibilità verso il tema della libertà religiosa, se ciò non accadesse nel Paese che la primavera scorsa ha messo al bando la congregazione dei testimoni di Geova – sentenza confermata in appello proprio lo scorso 17 luglio – e mostrasse una certa durezza verso altre minoranze religiose.

Inoltre, fortissimo è l’impegno a ridurre l’autonomia e l’autodeterminazione della chiesa greco-cattolica di Ucraina.

Dunque di quale “libertà religiosa” si fanno promotrici queste due chiese?

Secoli di ostracismo e di intolleranza ci hanno purtroppo reso piuttosto cauti circa la buona volontà delle “chiese stabilite” di voler tutelare la libertà religiosa, sovente magari criticando e osteggiando il proselitismo delle cosiddette “sette”. Cioè dei gruppi minoritari.

E quando il metropolita Hilarion di Volokolamisk, lo stesso che salutò con favore la messa al bando dei testimoni di Geova, rei di avvicinare la gente per strada e diffondere letteratura, auspica e preconizza una maggiore e più solida collaborazione tra chiesa ortodossa russa e chiesa cattolica sui temi afferenti la difesa delle tradizioni cristiane del continente europeo secolarizzato e liberale, un protestante medio, o un avventista come il sottoscritto, per non parlare di appartenenti ad altre religioni non cristiane, non riescono a sentirsi del tutto rassicurati. Anzi!     

(Foto: Epa/Sergei Ilnitsky, da russianews.it)