mercoledì, Dicembre 11, 2019
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La dipendenza dalla tecnologia è uno dei fattori di rischio per i bambini


Ad affermarlo una psicologa pediatrica avventista che ha evidenziato anche abusi, obesità e mancanza di istruzione.

Notizie Avventiste – La dott.ssa Kiti Freier Randall, psicologa pediatrica, specializzata in neurosviluppo, e docente presso l’Università Loma Linda, è stata chiara nell’evidenziare i fattori di rischio per i bambini nei suoi due interventi alla conferenza della Chiesa cristiana avventista mondiale, organizzata a Budapest, dal 10 al 13 maggio, per i dirigenti dei dipartimenti Ministeri a favore dei bambini, Ministeri della famiglia e Ministeri femminili della denominazione.

Rivolta ai circa 400 delegati provenienti da oltre 60 paesi, la dottoressa ha fatto svanire l’idea di un’infanzia idilliaca e presentato la realtà che i bambini in tutto il mondo sono a rischio per un gran numero di fattori. La mancanza di accesso all’istruzione, soprattutto per le ragazze, è un rischio significativo che porta ad altri fattori pericolosi quali la povertà, l’uso di droghe e un aumento delle gravidanze tra le teenager e della violenza delle gang. L’obesità infantile è un altro elemento di rischio, che conduce a “gravi conseguenze per tutta la vita”, ha affermato.

Allo stesso tempo, la malnutrizione e la fame continuano a rappresentare un rischio per i bambini in tutto il mondo, oltre agli abusi di vario tipo. Kiti F. Randall ha spiegato in dettaglio gli effetti dei traumi e degli abusi, e ha mostrato uns scansione che evidenziava una differenza visibile nel cervello di una vittima di abuso. “Trauma, abuso e l’essere trascurati cambiano effettivamente l’architettura del cervello”, ha affermato.

La dottoressa ha anche parlato di un argomento controverso: la dipendenza tecnologica. “Troppa tecnologia, o abusarne, può influire sulla salute fisica e mentale di un bambino”, ha spiegato, “portando a situazioni negative come disturbi del sonno, depressione e ansia”. Per questo i genitori devono evitare di esporre alla tecnologia i figli al di sotto dei due anni di età. “È sbagliato lasciare che sia la tecnologia a far crescere i nostri figli”, ha aggiunto K. F. Randall, che fin dall’inizio della sua presentazione aveva parlato del ruolo della famiglia nello sviluppo dell’infanzia. “Anche se ci sono altre istituzioni di sostegno nella società, è la famiglia che deve garantire ai bambini una crescita efficace e significativa”.

Nella suo secondo intervento, la dottoressa ha riportato un po’ di luce dopo le verità scoraggianti con cui aveva iniziato. La scienza si concentra sempre di più sull’idea di resilienza, “la capacità di mantenere o di sviluppare comportamenti positivi di fronte a importanti difficoltà della vita”. Fattori come il sostegno sociale, i legami, le attività significative e l’esercizio fisico portano a una maggiore resilienza.

Intervistata dalla rivista Adventist Review su come queste indicazioni hanno impatto nella chiesa, K. F. Randall ha rilevato che la sua esperienza trentennale con i bambini a rischio le ha fatto capire che “ciò di cui hanno bisogno, la chiesa può offrirla loro”, avendo tutti gli elementi necessari per far cambiare un percorso in positivo.

“Abbiamo la capacità di dare senso e speranza alla vita. Abbiamo la capacità di farli crescere con adulti sani e offrire attività sane. Se leggiamo ciò che dice la letteratura scientifica sulle cose di cui abbiamo bisogno per la resilienza dei nostri figli”, ha concluso la dottoressa, “ci accorgeremo che sono la missione della nostra chiesa e credo che siamo chiamati a metterli in pratica, trascorrendo del tempo in maniera sana e positiva con i giovani, per fare la differenza nella loro vita”.

(Fonte: Adventist Review online)