lunedì, Maggio 20, 2019
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La dieta vegana taglia il rischio di cancro alla prostata

Pixabay-berries-Jan12Per i ricercatori della Loma Linda University Health il segreto è nel maggior consumo di frutta e verdura, e nella mancanza di prodotti caseari.

ARnews/Notizie Avventiste – Gli uomini che seguono una dieta vegana hanno un terzo in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata, secondo una nuova ricerca condotta dalla Loma Linda University Health. Lo studio, pubblicato nel numero di gennaio del Journal of Clinical Nutrition, evidenzia una riduzione del rischio nei maschi che seguono una dieta vegana, senza carne, pesce, latticini e uova.

“Se sei già un vegano, rallegrati perché avrai un rischio minore di sviluppare il cancro alla prostata”, ha affermato il dott. Gary Fraser, direttore dello studio, ad Adventist Review. “Se non sei vegano, sappi che l’alimentazione latto-ovo e la dieta pesco-vegetariana non hanno dato prova di protezione rispetto ai non-vegetariani”.

Lo studio, una nuova analisi di 26.346 uomini che hanno partecipato all’Adventist Health Study-2, ha esaminato l’associazione tra cancro alla prostata e alimentazione di uomini che mangiavano carne (non vegetariani), poca carne (semi-vegetariani), latticini e uova, ma niente carne (latto-ovo vegetariani), solo pesce (pesco-vegetariani), nessun prodotto di origine animale (vegani).

I vegani differiscono dagli altri gruppi alimentari per il maggior consumo di frutta, verdura, noci, semi e soia. L’altra grande differenza è che non mangiano prodotti lattiero-caseari e uova.
“Quindi sarebbe ragionevole pensare di ridurre al minimo il consumo di latte e formaggi, e mangiare molta più frutta, verdura, noci e soia, soprattutto se si ha una storia familiare di cancro della prostata”, ha aggiunto Fraser.
Ma ha avvertito: “Questo messaggio su latte, latticini e formaggi è al momento una deduzione logica, piuttosto che un risultato testato”. Il suo team prevede di testare presto questa deduzione e poi farà sapere.

Secondo l’American Cancer Society, quello alla prostata è il secondo tumore più comune tra gli uomini, e rappresenta il 27 per cento di tutti i casi di cancro tra gli uomini. Ma i soggetti di sesso maschile della ricerca avventista, che seguivano una dieta vegana, hanno avuto circa un terzo in meno di probabilità di sviluppare il cancro alla prostata, ha affermato la Loma Linda University Health, istituzione della denominazione nel sud della California.

In totale, sono stati identificati 1.079 casi di cancro alla prostata. Circa l’8 per cento della popolazione studiata seguiva una dieta vegana. Le diete vegane hanno mostrato un’associazione statisticamente significativa nella protezione del rischio di cancro alla prostata. La relazione precisa tra cancro della prostata e dieta non è chiaro. “Poiché le persone non consumano singoli alimenti ma li combinano insieme, la valutazione dei modelli alimentari possono offrire informazioni preziose per determinare le associazioni tra dieta e rischio di cancro alla prostata”, hanno precisato dalla Loma Linda University Health.

Altri recenti studi hanno trovato un legame tra carne e cancro, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha occupato i titoli dei media internazionali, lo scorso autunno, quando ha praticamente dichiarato cancerogene le carni rosse e lavorate.

Alla domanda se le persone dovrebbero cambiare la propria alimentazione davanti alle sempre più numerose ricerche che collegano carne e cancro, Fraser ha risposto: “Un vegetariano può essere contento di rimanere tale, e per un non-vegetariano sarebbe saggio considerare di fare un cambiamento”.

Ma per i prodotti derivati dal latte sembra esserci un messaggio misto per quanto riguarda il cancro. “C’è un’evidenza abbastanza forte che il consumo di latticini e formaggi possa essere associato a un minor rischio di cancro del colon-retto”, ha aggiunto Fraser, “Questi sono i risultati di altri studi”.

Il dott. Peter N. Landless, direttore del dipartimento Ministeri della Salute della Chiesa cristiana avventista mondiale, ha posto la domanda logica che molti si potrebbero aspettare: “Perché non raccomandiamo una dieta vegetariana totale per tutti?”.

“Gli esseri umani dipendono da fonti alimentari di vitamina B12”, ha spiegato Landless, “in molte parti del mondo, latte e derivati sono l’unica fonte di questa vitamina essenziale per i vegetariani. Dove la vitamina B12 è disponibile e conveniente, dove la si assume da prodotti equivalenti al latte, la dieta vegetariana totale è molto sana. Esorto con forza tutte le categorie vegetariane ad assumere un supplemento di vitamina B12, ancora di più quando l’età avanza, dato che i processi di assorbimento della B12 rallentano. L’attuale studio è stato fatto in Nord America; anche se i risultati possono essere estesi alla popolazione mondiale, le circostanze socio-economiche non lo consentono”.

Il dott. Landless ha riassunto così la sua risposta al nuovo studio della Loma Linda University: “Per dare una raccomandazione generale, riteniamo sicuro e sano consumare una dieta vegana equilibrata (e integrata); esortiamo coloro che consumono prodotti lattiero-caseari a farlo con parsimonia, preferendo quelli a basso contenuto di grassi. Vogliamo sottolineare che una dieta equilibrata a base vegetale è ottimale. Incoraggiamo fortemente una supplemento di vitamina B12 come detto prima. Queste raccomandazioni valgono per gli uomini e le donne. Intanto aspettiamo più risposte, man mano che la ricerca va avanti”.

L’Adventist Health Study-2, che esamina gli avventisti negli Stati Uniti e in Canada, è uno studio speciale sulla salute vegana. È il più ampio studio sui vegani nel mondo, con circa 8.000 partecipanti. È anche speciale in quanto investiga sul consumo dei prodotti caseari. Nessun altro studio ha una così vasta gamma di consumatori: da zero (i vegani), al basso apporto (i vegetariani latto-ovo-), al consumo “normale” (gli avventisti non-vegetariani).
(Foto: Pixabay)