sabato, Agosto 8, 2020
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Kenya. È avventista il presidente della Corte Suprema che ha annullato le elezioni nazionali


Torna sotto i riflettori il giudice “che non lavora di sabato”.

ARnews/Notizie Avventiste – Meno di un anno dopo aver
prestato giuramento come presidente della Corte Suprema del Kenya, David Maraga, membro della chiesa cristiana avventista, è tornato sotto i riflettori dopo aver annullato le recenti elezioni nazionali per brogli e irregolarità.

Non è per la prima volta che Maraga, diventato giudice capo del Kenya nell’ottobre 2016, fa notizia. Prima della sua nomina aveva comunicato che, se eletto, non avrebbe lavorato il sabato, giorno di culto per gli avventisti. Seguendo le indicazioni bibliche, gli avventisti si astengono dal lavoro dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato, dedicando questo tempo a Dio, alla famiglia e a fare del bene.

“Sarebbe molto difficile per me essere presente in giorno di sabato per ascoltare un caso”, aveva dichiarato Maraga alla commissione incaricata di nominare i candidati della Corte Suprema al presidente.

Dalla teoria alla pratica
Dopo le contestazioni delle elezioni dell’8 agosto in Kenya, Maraga ha avuto l’opportunità di mettere in pratica le sue convinzioni. Il presidente in carica, Uhuru Kenyatta, aveva vinto con il 54% dei voti, ma il suo avversario, Raila Odinga, aveva denunciato brogli e si era appellato alla Corte Suprema del Paese.

Secondo un organo di stampa keniota, la prima udienza del caso era stata programmata per il 26 agosto, un sabato, ed era stata posticipata poi su richiesta di Maraga.

Il caso non è si è dimostrato una verifica solo delle convinzioni di Maraga ma anche della sua determinazione. Dopo aver avviato, insieme ai suoi colleghi, la dovuta procedura giudiziaria, il 1° settembre il giudice ha deciso di annullare le elezioni dell’8 agosto e di chiedere nuove elezioni entro 60 giorni.

La sentenza ha reso Maraga non solo “un nome familiare quella notte” ma per molti anche “un eroe nazionale”, ha riportato il New York Times del 2 settembre.
La sentenza, considerata “audace e stupefacente”, è diventata “una forza unificatrice improbabile per un paese … profondamente diviso nelle settimane prima e dopo le elezioni”, ha affermato il Times.

Una notizia della Bbc sulla sentenza ha mostrato vari giornali kenioti che definivano Maraga “una persona di grande integrità”, attribuendolo al suo essere “un devoto avventista del 7° giorno”. Ha ripristinato “la nostra fiducia nell’indipendenza della magistratura”, hanno scritto.

La sentenza di Maraga ha assolto il presidente Kenyatta da ogni condotta irregolare, ma ha basato la sua decisione sulla verifica di irregolarità nella trasmissione dei voti. Anche se alcuni analisti politici ritengono che le irregolarità non potrebbero aver influenzato i risultati delle elezioni, l’integrità di tutto il sistema è stata compromessa, cosa che la decisione della Corte Suprema tenta di risolvere.
“La grandezza di una nazione si basa sulla sua fedeltà alla Costituzione e sull’adesione allo Stato di diritto”, afferma Maraga in un articolo di Nanjala Nyabola, analista politico keniotao, pubblicato su aljazeera.com. Nyabola ha definito la sentenza “una delle vittorie decisive per la democrazia africana nella storia recente”.

Risposta positiva
In molti hanno elogiato la decisione della Corte Suprema come prova che la democrazia in Kenya continua a svilupparsi. “Stiamo andando nella giusta direzione”, ha affermato un sostenitore di Kenyatta al Times, anche se non ha gradito la sentenza, “La nostra democrazia è un passo avanti rispetto ad altre in Africa e siamo orgogliosi di questo”.

Anche per la popolazione la decisione della Corte Suprema è un trionfo delle istituzioni democratiche del Kenya. Le persone sembrano più interessate all’indipendenza della magistratura nazionale che alla vittoria del loro candidato preferito.

Da parte sua, il presidente Kenyatta ha dichiarato ai media nazionali e internazionali di rispettare la sentenza, pur non essendo d’accordo.

Il 17 ottobre i cittadini kenioti saranno chiamati di nuovo alle urne.