martedì, Agosto 20, 2019
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In Nord America, rinnovata attenzione al recupero dalle tossicodipendenze

N7-America del NordNotizie Avventiste – Gli avventisti del 7° giorno non sono soli nella lotta contro la dipendenza e i comportamenti compulsivi. Con questo messaggio medici e paramedici della denominazione promuovono una nuova fase del ministero della Chiesa per il recupero dalle tossicodipendenze, incontrando adesione in America del Nord.

Attraverso risorse e formazione, l’Adventist Recovery Ministries prevede un percorso verso la cura e la libertà da comportamenti dannosi.

“Desideriamo davvero sostenere tutti coloro che vogliono tirarsi fuori dalla sensazione di essere intrappolati in un comportamento malsano, per trovare la libertà in Cristo di fare una scelta diversa”, ha affermato Katia Reinert, direttore dei Ministeri della Salute presso la Divisione Nord-Americana della Chiesa avventista.

Adventist Recovery Ministries offre un approccio spirituale al tradizionale programma in dodici fasi usato dagli alcolisti anonimi. In esso, ogni fase è collegata a versetti biblici e a brani degli scritti di Ellen White, co-fondatore della Chiesa, che illustrano i principi cristiani quali, ad esempio, la confessione e la riconciliazione. Gesù, definito “massima potenza”, sostituisce il cosiddetto “potere superiore”, riconosciuto nei tradizionali programmi in dodici tappe come sorgente di forza.

Il modello risale alla metà degli anni ‘80, quando l’avvocato avventista Hal Gates, ex alcolista, sviluppò un servizio di recupero legato al potere di guarigione di Cristo. Poco dopo sorsero, in tutta l’America del Nord e in seguito nel mondo, i cosiddetti gruppi di sostegno “Regenerations”. Ora, tale attività fa parte del dipartimento Salute della Chiesa.

Con i corsi di formazione e aggiornamento per paramedici, pastori e membri laici, si vogliono offrire gli strumenti atti a organizzare e gestire un gruppo di sostegno nella propria chiesa e comunità. La conoscenza e la comprensione della dipendenza è un passo cruciale nel rimuovere la stigmatizzazione spesso associata al recupero.

“Vogliamo lanciare il messaggio che la dipendenza è comune, come il diabete; qualcosa cioè che riguarda molte persone”, ha affermato Katia Reinert. “La gente non vuole dire ‘sono un drogato’, ma tutti noi abbiamo una qualche forma di comportamento compulsivo. Non si tratta solo di alcol o tabacco o gioco d’azzardo. Si tratta di molti altri tipi di comportamenti che possono essere malsani, dal cibo che mangiamo allo svago che abbiamo scelto”, ha aggiunto.

La speranza è che il programma possa diffondersi anche in altri paesi e già la newsletter “Journey to Life” è tradotta in spagnolo, portoghese, francese e russo.