venerdì, Aprile 26, 2019
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Impronte di donne protestanti nei secoli

Cinque figure femminili che hanno fatto la storia nelle loro chiese e non solo.

Lina Ferrara – Generose, tenaci, coraggiose. Sono gli aggettivi più usati dalle relatrici per descrivere cinque donne protestanti che hanno lasciato un segno nella loro epoca e fino a noi. Il tema del convegno, “Prendere la parola. Donne protestanti attraverso la storia”, introduceva quel tempo, non così lontano, in cui alle signore e alle ragazze non era permesso parlare in pubblico ed esprimere la propria opinione.

L’incontro si è tenuto domenica pomeriggio, 7 aprile, nella chiesa metodista di Roma, in Via XX Settembre.

Le prime tre figure femminili hanno proiettato i presenti nell’ambiente americano e inglese del 1800. Tra corsetti, trine e crinoline, sono emerse donne che non solo hanno preso la parola nelle loro chiese e durante i meeting, ma hanno viaggiato, fondato chiese e contribuito a cambiare la società.

Ellen G. White, avventista
Ellen G. White (1827-1917) è stata presentata da Franca Zucca, responsabile emerita dei Ministeri Femminili dell’Uicca. Co-fondatrice della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, Ellen ha vissuto nel periodo del grande risveglio religioso che si sviluppò negli Stati Uniti del XIX secolo. Furono soprattutto i giovani, con il loro entusiasmo, a portare avanti le idee e trovare risposte nella Scrittura. “È interessante notare” ha affermato F. Zucca “che i fondatori della chiesa avventista erano tutti molto giovani. Il più grande aveva 25 anni”.

Oltre a parlare in pubblico (lo faceva soprattutto quando le veniva chiesto), Ellen G. White ha scritto molto. Numerosi sono i suoi articoli e libri. Ha posto l’accento sulla cura della salute, affiancando questo messaggio a quello evangelico della grazia e della salvezza.  “Il messaggio sanitario è il braccio destro del vangelo”, soleva dire. Del resto, le parole salute e salvezza condividono la stessa radice.

Le sue indicazioni sulla salute, l’igiene, l’alimentazione ma anche, ad esempio, sull’abbigliamento delle donne, erano estremamente progredite per l’epoca e sono state successivamente confermate dalla scienza. Dalla sua opera è nato il sistema sanitario della Chiesa avventista, che conta numerosi ospedali, cliniche, ambulatori, facoltà di medicina, in tutto il mondo.
“Ellen ha vissuto la sua vocazione fino in fondo con equilibrio, senza mai prevaricare la Bibbia”, ha concluso F. Zucca.

Sojourner Truth, metodista
Angelita Tomaselli
ha presentato la figura di Sojourner Truth (1797-1883). Tradotto, il suo nome significa “viaggiatrice”, e il cognome “verità”. Donna, nera, “era schiava e aveva lo status di oggetto posseduto” ha spiegato la relatrice “e subiva ogni genere di prevaricazione”. I neri erano considerati una categoria inferiore, tra gli esseri umani e gli animali. Per questo si identificavano con i personaggi biblici che si erano liberati. Sojourner aveva imparato a reagire agli stereotipi e faceva parte del gruppo chiamato delle “profetesse”, perché chiamavano le altre a liberarsi dall’oppressione. Fu una sostenitrice dell’abolizionismo negli Stati Uniti e dei diritti delle donne. Ebbe una vita difficile, piena di sofferenza. Secondo la sua biografa, mise al mondo 13 figli, tutti venduti come schiavi. “Quando gridai il mio dolore” sembra abbia affermato Truth “solo Gesù mi udi”.

Finalmente anche per lei arrivò l’emancipazione e la liberazione. Entrò a far parte della Chiesa metodista e per prima cosa cambiò nome (si chiamava infatti Isabella Baumfree), diventando Sojourney Truth, perché si sentiva chiamata ad andare a predicate la libertà dalla schiavitù e, alle donne, l’uguaglianza. Viaggiava molto e parlava tanto nei meeting e nelle riunioni, senza paura e con coraggio. Fu consulente e promotrice per il trasferimento degli ex schiavi all’ovest degli Stati Uniti.

Sojourner era analfabeta e chiedeva ad altri di leggere la Bibbia per lei. Ma gli adulti non si limitavano alla mera lettura, tendevano a commentare i passi della Scrittura. Di questo Sojourner non era contenta, così prese l’abitudine di chiedere ai bambini di leggerle la Bibbia, perché sapeva che non l’avrebbero commentata. “Questa è una prova della sua energia e indipendenza di carattere” ha affermato la relatrice.

Catherine Mumford Booth, Esercito della Salvezza
Elaine Cavanagh
, Maggiore dell’Esercito della Salvezza, ha presentato la figura di Catherine Mumford Booth (1829-1890), cofondatrice dell’Esercito della Salvezza. Nata e vissuta in Inghilterra, quando Catherine era ammalata la mamma le dava la Bibbia come libro da leggere. Crebbe sviluppando una grande sensibilità. “Amava gli animali e si identificava con chi, nella società, era emarginato” ha affermato E. Cavanagh.

Catherine è riconosciuta anche per il suo impegno verso i poveri. Visse durante la rivoluzione industriale, quando nei bassifondi la povertà era estrema. Le persone non andavano in chiesa ma lei le incontrava per la strada.

Incoraggiata dal marito William, Catherine scrisse l’opuscolo Il ministero femminile. Il diritto della donna di predicare il vangelo. In esso sosteneva la parità tra uomo e donna e che la Scrittura non negava un ministero pubblico alle donne. All’epoca era impensabile per una signora parlare in pubblico, ma Catherine era convinta che le donne avessero uguale diritto di esprimersi. “Fu lei a guidare il nascente movimento salutista con le idee e il pensiero” ha spiegato la relatrice.

Lavorò insieme al marito, ma divenne lei più popolare. Catherine organizzò raccolte alimentari per moltissimi negozi dove i poveri potevano acquistare alimenti a basso costo a Natale. “Se vogliamo migliorare il futuro, dobbiamo disturbare il presente” affermava.

Elisabeth Cruciger, luterana
Un tuffo nel lontano passato è stato quello vissuto insieme a Doris Esch che ha presentato la figura di Elisabeth Cruciger (1500-1535), ricreando un po’ l’ambiente dell’epoca. Proveniente da una famiglia nobile tedesca, E. Cruciger era suora. Dopo aver ascoltato le predicazioni di Johannes Bugenhagen, lasciò il convento, andò a Wittenberg e diventò amica di Martin Lutero e di sua moglie Katharina von Bora. In seguito conobbe e sposò Caspar Cruciger, professore di teologia a Wittenberg.

Il suo contributo e la sua predicazione avvennero soprattutto tramite la composizione di canti di chiesa. In questo fu una pioniera. “Fu lei l’autore del primo inno della Riforma composto da una donna, nel periodo dell’Epifania” ha ricordato la relatrice.

Aretha Franklin, battista
Arriviamo ai giorni nostri con Aretha Franklin, presentata da Antonella Scuderi, pastora battista.

“Figlia di un predicatore battista, Aretha mantenne sempre saldo il suo rapporto con la comunità di fede. Divenne cantautrice e pianista eccezionale, fu soprannominata ‘La Regina del Soul’ e la sua voce fu definita ufficialmente dallo Stato del Michigan ‘una meraviglia della natura’” riporta il pannello della Fdei (Federazione donne evangeliche in Italia) dedicato alla cantante “A lei sono stati assegnati ben 21 premi Grammy. La rivista Rolling Stone, in una speciale classifica sui ‘100 Greatest Singers’ del 2010, l’ha piazzata al primo posto assoluto. Nel 1967 Aretha dominava le classifiche. Con la sua arte non mancò mai di lottare per i diritti umani, soprattutto per il rispetto tra le persone, l’uguaglianza, la parità di genere. Ha sempre dato voce alle comunità afroamericane e alle persone più vulnerabili”.

“Era un personaggio sul filo del rasoio, con una vita da diva. Un personaggio un po’ ambiguo” ha detto la relatrice, ma bisogna capire l’ambiente in cui viveva.

“Aretha” ha continuato la past. Scuderi “ha sempre appoggiato il movimento di Martin Luther King per i diritti civili. Quando il predicatore la invitava a intervenire e a cantare durante un incontro, lei non rifiutava mai.  Preferiva spostare e non presentarsi a impegni di lavoro e pagare multe salate, pur di non mancare alle manifestazioni a favore dei diritti umani”. Aretha è deceduta lo scorso anno, per un cancro al pancreas, a 76 anni.

Durante l’incontro nella chiesa metodista romana, è stata esposta la  mostra di donne evangeliche che si sono distinte nella lotta per i diritti umani, preparata dalla Fdei nel 2018, in occasione dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu.