sabato, Agosto 24, 2019
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Il rapporto annuale Usa sulla libertà religiosa evidenzia un peggioramento

N 20-Rapporto USA libertà religiosaNotizie Avventiste – Il rapporto 2013 della Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale (Uscirf) preoccupa gli avventisti esperti di diritti umani per l’aumento dell’intolleranza, sostenuta o giustificata dagli Stati, nei confronti di minoranze e gruppi di fede nel mondo.
“Ancora una volta vediamo che per le minoranze religiose, di cui fanno parte gli avventisti del settimo giorno in tante regioni del mondo, la vita può essere veramente molto difficile e, in molti luoghi, le cose peggiorano”, ha affermato Dwayne Leslie, direttore degli Affari legislativi della Chiesa avventista mondiale.

Il rapporto di questa commissione indipendente degli Stati Uniti classifica i paesi trasgressori in Livello 1 (Tier 1) e Livello 2 (Tier 2) o Paesi “da sorvegliare”. Le nazioni di “Livello 1” sono “i paesi che destano particolare preoccupazione” (Cpc), in cui le violazioni della libertà religiosa sono “sistemiche, continue e vergognose”, e comprendono la tortura, la detenzione prolungata senza imputazione, la sparizione e “altri flagranti negazioni della vita, della libertà o della sicurezza delle persone”.

Quest’anno, i paesi classificati ancora una volta come Cpc sono: Birmania, Cina, Eritrea, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan e Uzbekistan.
I nuovi paesi classificati come nazioni di “Livello 1” sono: Egitto, Iraq, Nigeria, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Vietnam. Anche se non sono ancora ufficialmente Cpc, questi paesi “sono sulla soglia” del livello 1, afferma il rapporto.

I paesi di Livello 2 sono, nel rapporto, quelli che manifestano “tendenze negative che potrebbero svilupparsi in gravi violazioni della libertà religiosa”. Essi sono: Afghanistan, Azerbaigian, Cuba, India, Indonesia, Kazakistan, Laos e Russia.  Un terzo piccolo gruppo di nazioni è nella lista dei paesi che la Commissione “monitora” a causa delle violazioni perpetrate. Bahrain, Bangladesh, Bielorussia, Etiopia, Turchia, Venezuela ed Europa occidentale sono in questa lista.

L’Europa occidentale ha attirato su di sé delle critiche, in questi ultimi anni, per aver limitato l’espressione religiosa tra le fedi di minoranza. Alcune leggi in Francia e Belgio ora vietano il burqa e altri veli integrali. La Svizzera ha negato la costruzione di nuovi minareti, o torri di preghiera, in cima alle moschee musulmane. E le cosiddette leggi sulla diffamazione della religione, che secondo gli esperti di libertà religiosa potrebbero limitare i discorsi religiosi in tutto il mondo, continuano a spuntare nella regione.

In Iran, ha affermato Leslie, il governo continua a opprimere, arrestare e, in alcuni casi, torturare i cristiani; ne è un esempio il recente caso del pastore americano Saeed Abedini, imprigionato in Iran lo scorso settembre per il suo credo religioso.

Anche in Pakistan ci sono stati, negli ultimi mesi, episodi di violenze contro i cristiani. Nel mese di marzo, una folla ha incendiato le case e i negozi di una comunità cristiana, come risposta a presunti insulti contro Maometto.

La Nigeria è un’altra zona che desta sempre maggiori preoccupazioni. Negli ultimi anni, il gruppo estremista Boko Haram ha scatenato le violenze contro le comunità cristiane, bombardando regolarmente le chiese e uccidendo centinaia di persone. Da gennaio, gli avventisti hanno evidenziato un calo della frequenza nelle chiese e la chiusura di alcune luoghi di culto per l’aggravarsi dei conflitti religiosi del paese.

In paesi come l’Iran, il Pakistan e la Nigeria, ha affermato Leslie, l’intolleranza è talmente radicata che è improbabile riuscire a realizzare un cambiamento. Ma per i nuovi paesi entrati ora nella lista nera, “vi è speranza che il dialogo possa portare a una maggiore libertà religiosa”.

Dopo aver esaminato le violazioni della libertà religiosa, il rapporto Uscirf fa alcune raccomandazioni politiche al Presidente degli Stati Uniti, al Segretario di Stato e al Congresso. Queste raccomandazioni includono l’embargo sulle armi, le restrizioni sulle esportazioni e, nuovi colloqui con alcuni paesi trasgressori.

Oltre a ciò, il rapporto “mantiene constante l’attenzione pubblica sulla libertà religiosa, ricordando quanto sia importante continuare a combattere per la libertà di tutti i credenti”, ha concluso Leslie.