mercoledì, Settembre 23, 2020
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Il cieco dalla nascita. Chi ha peccato?

Michele Abiusi – Un giorno Gesù camminava con i suoi discepoli in una città della Giudea quando si imbatté in un uomo non vedente. Era cieco dalla nascita. Probabilmente era seduto per terra su una stuoia in una zona di passaggio, aspettando l’elemosina dei passanti.

Quando furono abbastanza vicini al pover’uomo, i discepoli rivolsero una domanda a Gesù. Il testo dice: “Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: ‘Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?’. Rispose Gesù: ‘Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo’. Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: ‘Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)’. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (Giovanni 9:1-7).

Per capire la domanda, bisogna sapere che all’epoca si riteneva che le malattie, e soprattutto quelle invalidanti come la cecità, la lebbra, le paralisi, la sordità e altre, fossero inviate da Dio per punire la persona colpevole di evidenti peccati. Quando la malattia era già presente alla nascita, si discuteva sulla possibilità che Dio punisse il figlio a causa dei peccati commessi dai genitori.

Secondo quella mentalità, Dio quindi poteva inviare malattie anche a un feto innocente per farla pagare ai genitori.  C’è da inorridire al solo pensiero che si possa credere in un Dio così crudele da colpire una persona addirittura nella sua fase prenatale… per punirla di colpe altrui. Eppure ancora oggi esiste, un po’ ovunque, una mentalità simile che si esprime spesso in frasi del tipo: “Cosa ho mai fatto di grave per meritare tanta sofferenza?”. Oppure: “Sicuramente quella persona si è meritata tale disgrazia… chissà cosa ha combinato!”. Ho conosciuto dei genitori di figli con la sindrome di Down che si sentivano colpevoli, come se Dio li avesse puniti per qualche peccato non confessato…

Certamente esistono le influenze prenatali e i genitori possono trasmettere ai figli malattie o, comunque, fragilità fisica e psichica. Questo è un dato scientifico. Ma tutt’altra cosa è ritenere che sia Dio a inviare le malattie per punire i peccatori. Questa mentalità generava e genera ancora, in chi ne è succube, sensi di colpa e, quindi, paura di Dio.

Ma torniamo alla storia dell’uomo sventurato, nato cieco. Difficile immaginare la vita di qualcuno che sia vissuto nel buio da sempre, fin dalla nascita, senza aver mai visto il volto della propria madre, del padre… Duemila anni fa un uomo simile non godeva di assistenza sociale, non poteva lavorare, era senza pensione, senza speranza. Considerato un “maledetto” da Dio, era emarginato, schivato da tutti, anche dalla propria famiglia.

Spesso mi sono chiesto cosa pensasse quel povero cieco di Dio in un contesto come il suo. Al suo posto avrei avuto paura di un Dio simile e, se ancora lo avessi pregato, sarebbe stato per timore che altre sventure potessero colpirmi. Se avessi potuto mi  sarei sbarazzato volentieri di un Dio così poco sensibile, così poco misericordioso e così ingiusto. Perché mai dovrei pagare per colpe mai commesse?

Nel sentire la domanda dei discepoli, immagino che il povero cieco ritrasse la mano protesa per chiedere uno spicciolo di attenzione. Sempre la stessa discussione: “Chi ha peccato?”. Parole che riaprivano una ferita antica che ancora sanguinava. Eppure, mentre si sentiva ancora una volta schiacciato, ecco, una voce diversa elevarsi tra le altre. Il tono era cordiale, dolce. L’uomo non si sentì giudicato né dalla voce e né dalle parole, anzi.

“Né lui ha peccato, né i suoi genitori”. Era la prima volta che qualcuno lo dichiarava innocente. Lui, condannato alla cecità eterna da tutti, dalla società, dalla famiglia, dalla chiesa, era adesso, dopo decine di anni di carcere buio, liberato dall’accusa ingiusta.

Come si sarà sentito?  Difficile descriverlo! Certo deve aver provato un sentimento di leggerezza, di libertà, di umanità sconvolgente. Poi, subito dopo quelle parole, sentì della terra umida bagnargli gli occhi e due mani calde, affettuose, quelle di Gesù, toccargli il viso… Non si ricordava più quanto fosse bello il tocco di una mano amica, non si ricordava più cosa significasse essere oggetto di attenzioni affettuose.

E subito, la stessa voce gli diceva di andare alla piscina di Siloe per lavarsi gli occhi perché, finalmente, adesso, si sarebbero rivelate le opere di Dio. E prima che il cieco partisse verso l’acqua Gesù lo aveva rassicurato, dichiarando: “Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo” (v. 5).

E lui, il cieco, partì verso l’acqua, verso la luce, correndo a tastoni, col bastone, forse con l’aiuto di qualcuno che credeva, come lui, nell’impossibile.

Giunto infine alla piscina, lo vedo bagnarsi gli occhi, poi la testa, i capelli pieni di polvere, i piedi; lo vedo saltare dentro la piscina; vedo una luce sulle sue labbra, sul suo volto, nei suoi occhi…

Purtroppo, ancora oggi, molti cristiani credono in un Dio che risponde ai peccati dell’uomo punendolo con malattie e sofferenze. Gesù ci mostra che Dio è diverso, è migliore di quanto pensiamo. Le opere di Dio si manifestano nella luce, non nelle tenebre. Dio fa il bene, non il male. Dio guarisce, non manda la malattia. Dio è vita.

Ecco come Giovanni riassume il messaggio di Gesù nella sua prima lettera: “Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (1 Giovanni 1:5)

Basta aver paura di Dio!

Grazie a Gesù puoi credere in un Dio misericordioso, che capisce la tua situazione, le tue sofferenze, le tue eventuali fobie.  Non è lui che te le ha inviate per punirti. Dio ti sta sempre accanto. Anche se attraversi il momento più difficile della tua esistenza, Dio non ti abbandona, anzi ti è vicino per sorreggerti, per consolarti, per accompagnarti nel cammino della tua vita, così come Gesù è stato vicino al cieco nato e a tutte le persone del suo tempo.

Gesù è venuto tra di noi e la Sacra Bibbia esiste proprio per dirci questo. Apri i Vangeli e chiedi a Dio di aiutarti a conoscerlo. Farai l’esperienza più entusiasmante della tua vita.

Ne sono sicuro perché è accaduto anche a me!