sabato, 22 Febbraio, 2020
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Giorno della Memoria. John Henry Weidner: "Non avevo scelta!"

220px-Jean_Henri_Weidner_(1967)A vent’anni dalla morte, ricordiamo il partigiano avventista olandese che ha salvato oltre mille persone, facendole fuggire dai paesi occupati dai nazisti.

Notizie Avventiste – Primogenito di un pastore avventista olandese, John Henry (Jean Henri) Weidner imparò presto a lottare per motivi di coscienza: nel 1924, suo padre doveva recarsi ogni settimana nel carcere di Chateau d’Aigle, perché non mandava il figlio a scuola di sabato, giorno di culto degli avventisti.

Nel 1925, la famiglia Weidner si trasferì nel campus del Seminario avventista di Collonges-sous-Salève, dove il padre aveva ricevuto la cattedra di greco e latino.

Completati gli studi di commercio, nel 1935 aprì un’azienda tessile di import-export a Parigi. Trasferitosi a Lione nel 1941, organizzò, insieme con l’amico Gilbert Beaujolin un gruppo di Amicizia cristiana per aiutare le persone internate nei campi di concentramento.

“Durante la vita di mio padre, la mia famiglia, i suoi parrocchiani e la comunità [hanno imparato] che le qualità più importanti di un essere umano sono amare, rispettare e trattare il prossimo come vorremmo essere amati, rispettati e trattati. Sono stato testimone del modo barbaro in cui i nazisti trattavano gli ebrei. Li ho visti di persona schiacciare il cranio di un bambino ebreo strappato dalle braccia della madre. Ero determinato ad ascoltare gli insegnamenti e l’esempio di mio padre e ho fatto tutto quello che potevo per salvare quante più vite possibile”, aveva affermato una volta Jean Weidner (http://www.ajpn.org).

Nel 1942, fondò e diresse la rete della resistenza Dutch-Paris e, aiutato da centinaia di partigiani, fece fuggire dai Paesi Bassi, e arrivare in Svizzera e Spagna, oltre 800 ebrei e 200-300 persone tra aviatori, partigiani e rifugiati. Per giustificare i suoi viaggi a Ginevra, aveva aperto negozi a Lione, Annecy e Collonges-sous-Salève.

Arrestato e torturato più volte, riuscendo sempre a fuggire, Jean Weidner divenne presto uno degli uomini più ricercati dalla Gestapo, che aveva anche messo una taglia sulla sua testa.

Weidner ha anche lavorato in stretta collaborazione con W. A. Visser’t Hooft, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, per mantenere la comunicazione tra il Consiglio e i membri di chiesa nei paesi occupati. Di lui Visser’t Hooft scrisse: “Convinto avventista del 7° giorno, mi guardò sorpreso quando gli chiesi se era preoccupato per la prossima missione. Mi rispose: ‘Ma non sono nelle mani di Dio?’”(Le temps du rassemblement, Ed. du Seuil, Paris, 1975).

Finita la guerra, entrò a far parte del corpo diplomatico olandese; assistette il Ministro della Giustizia nel perseguimento dei criminali di guerra; prese la responsabilità di alleviare la sofferenza sociale ed economica di molte delle vedove e degli orfani dei membri della rete Dutch-Paris uccisi dai nazisti.

Nel 1955 si trasferì negli Stati Uniti, nel sud della California. Nel 1963, il governo israeliano lo dichiarò giusto tra le nazioni e piantò un albero con il suo nome nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem. Per Weidner fu una delle esperienze più importanti e significative della sua vita dopo la guerra. In seguito ricevette negli anni vari riconoscimenti, ma usava evidenziare il suo servizio disinteressato affermando: “Non avevo scelta”.

John Henry Weidner si spense nel 1994, a 81 anni. Per ricordare lui e le persone con cui aveva eroicamente lavorato e alle quali aveva coraggiosamente offerto conforto, rifugio e sicurezza durante la seconda guerra mondiale, la vedova di Weidner, Naomi, ha istituito la Fondazione Weidner, cui ha donato le lettere e gli effetti personali del marito. La Fondazione gestisce anche il John Henry Weidner Center for Cultivation of the Altruistic Spirit che organizza attività creative per sensibilizzare e incoraggiare all’altruismo.