lunedì, Dicembre 9, 2019
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Giorno della Memoria. La musica dei campi di concentramento

Intervista a Francesco Lotoro, presidente della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria.

Lina Ferrara – Musica scritta, creata, ricordata. È la musica degli internati nei lager, pazientemente raccolta da Francesco Lotoro, maestro di pianoforte e presidente della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (Ilmc). Una passione iniziata 30 anni fa e che si è trasformata nel tempo in “compito e missione”. “Ci morirò su questa ricerca” dice Lotoro ai microfoni di radio Voce della Speranza (Rvs) di Catania.

L’interesse non è solo per la musica dei campi di sterminio della Shoah. “Parliamo di musica concentrazionaria” spiega il musicista e compositore di Barletta “scritta in tutti i luoghi di cattività civile, politica, militare dal 1933 al 1953, dall’apertura del primo campo di concentramento a Dachau, nel marzo del ’33, sino alla morte di Iosif Stalin, quindi alla graduale destalinizzazione e alla graduale chiusura dei gulag”.

Francesco Lotoro ha diretto, lo scorso 16 gennaio, il concerto “Libero è il mio canto”, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove sono state eseguite musiche scritte dalle donne deportate nei campi di prigionia di tutto il mondo. Questa mattina, ha portato la musica concentrazionaria al Palazzo del Quirinale, nell’ambito delle iniziative ufficiali per il Giorno della Memoria.

Grazie al suo lavoro, esiste una letteratura mondiale sulla musica concentrazionaria ed è un progetto italiano. “Oggi contiamo 8mila partiture e 10mila documenti” afferma Lotoro “ma credo che tra qualche anno dovremo riaggiornare al rialzo queste cifre, perché dopo 70 anni questa musica continua a sorprenderci nei numeri e nella qualità”. Barletta è la sede della Fondazione Ilmc e proprio nella città pugliese nascerà la Cittadella della musica concentrazionaria.

Raccogliere, trascrivere e preservare questo tipo di musica è importante per mantenere la memoria e lo sarà ancora di più nei prossimi anni, man mano che verranno meno gli ultimi testimoni. “La storia di questi uomini dovrà essere conosciuta” dice il maestro “Solo tra 40, 50 anni ci sarà la visione e la perimetrazione chiara di tutto questo tesoro, di questo autentico patrimonio dell’umanità”.

Ascolta l’intervista a Francesco Lotoro