giovedì, Dicembre 12, 2019
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Gesù, il sabato e le opere redentrici

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – Testi biblici di Giovanni 5:1-16 e Giovanni 9:1-7. Nelle precedenti esperienze spirituali, Gesù si muove, manifestando la grazia redentiva di Dio, in giorno di sabato, nell’ambito ecclesiale (sinagoga), familiare (casa) e in Galilea, lontano da Gerusalemme, dal tempio e dal potere legislativo centrale: il Sinedrio. In questi racconti miracolosi troviamo Gesù a Gerusalemme: nel primo in occasione di una festa non precisata, nel secondo nella festa dei tabernacoli o delle capanne.

Le due guarigioni si espletano all’aperto, per strada e “presso la piscina o porta delle pecore, chiamata in ebraico Bēthesdá”, che in aramaico significa “casa di misericordia”. I due uomini guariti sono malati cronici: uno invalido da trentotto anni, solo e abbandonato a se stesso (Gv 5: 5, 7); l’altro cieco dalla nascita (Gv 9:2), ma con un’essenziale differenza. Nel paralitico rileviamo una responsabilità personale (Gv 5:14), nel cieco la conseguenza del peccato in generale (Gv 9: 2-3; Rm 5: 12).

“In entrambi i casi Cristo disse all’uomo di agire. Al paralitico disse: ‘Levati, prendi il tuo lettuccio, e cammina’ (5: 8); al cieco: ‘Va’, lavati nella vasca di Siloe’ (9: 7). Entrambe queste azioni sono in contrasto con le leggi rabbiniche sul sabato; entrambe sono usate dai farisei per accusare Cristo di trasgressione del sabato (Gv 5: 10, 16; 9: 14-16). In tutti e due i casi Cristo rifiutò l’accusa, argomentando che le sue opere di salvezza non sono precluse ma piuttosto contemplate dal comandamento del sabato (Gv 5: 17; 7: 23; 9: 4). La giustificazione di Cristo è espressa in particolare da una frase memorabile: ‘Il Padre mio opera fino ad ora, ed anche io opero’ (Gv 5: 17; cfr. 9: 4)” (S. Bacchiocchi, Riposo divino per l’inquietudine umana, ed. ADV, Falciani, Impruneta (Fi), 1983, p 135).

Tale difesa, che ci permette di cogliere un nuovo significato sul sabato: compiere opere di redenzione, ci induce a credere che Gesù agisca di proposito. Infatti, avrebbe potuto guarire questi due infermi in un altro giorno della settimana o avrebbe potuto farlo senza ordinare al paralitico di portarsi via il letto e al cieco di lavarsi nella vasca di Siloe (9:7), evitando così di accentuare il conflitto esistente con i membri del Sinedrio e i farisei. Ma se Gesù avesse agito nel silenzio o in un altro giorno della settimana, lasciandosi dominare dal pensiero altrui, avrebbe dimostrato di non essere una persona libera e di non operare in armonia con la volontà del Padre, e si sarebbe privato dell’occasione di chiarire il vero significato del sabato. Avrebbe appoggiato indirettamente tutte quelle arbitrarie restrizioni che la classe dirigente aveva imposto agli ebrei, relative all’osservanza del giorno festivo.

Pertanto, Gesù con queste due guarigioni ci invita a vivere nel settimo giorno compiendo opere redentrici, fuori dalle mura della chiesa o dall’ambiente familiare. Il credente è chiamato a vivere il discepolato, acquisendo un atteggiamento compassionevole verso i meno fortunati che sono fuori dall’ovile (Gv 10:16), rispondendo in concreto ai relativi bisogni e offrendo loro la gioia della salvezza.

“Il sabato è per Cristo il giorno in cui operare per la redenzione dell’uomo nella sua totalità. Ciò è confermato dal fatto che in entrambe le guarigioni Cristo cercò nello stesso giorno gli uomini guariti e, avendoli trovati, supplì alle loro esigenze spirituali (5: 14; 9: 35-38). I suoi oppositori non potevano percepire la natura redentiva del suo ministero sabatico perché ‘giudicavano secondo le apparenze’ (7: 24). Per loro il lettuccio e il fango sono più importanti delle riconciliazioni sociali (5:10) e del recupero della vista (9:14) che questi oggetti simboleggiavano. Fu dunque necessario per Cristo agire contro la concezione prevalente per reintegrare il sabato nella sua funzione positiva” (S. Bacchiocchi, op. cit. p. 136).

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