lunedì, 16 Dicembre, 2019
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Gesù, il sabato e la dignità della donna

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – Testo biblico: Marco 1:29-31.
Mentre la folla che aveva visto la miracolosa liberazione si trovava ancora nella sinagoga, Gesù si ritirò nella casa di Pietro per riposarsi un po’. In questa piccola casa c’era la tristezza: la suocera di Pietro era afflitta da una febbre violenta. Gesù, con la sua presenza e senza proferire parola, guarisce la donna che si mette a “servirli”. Il tempo del verbo nell’originale greco ( imperfetto, “li serviva”), rende l’idea di un atteggiamento continuato, in contrasto con i tempi definitivamente passati degli altri verbi del contesto.

È il miracolo apparentemente più insignificante del vangelo, tuttavia Marco lo pone all’inizio della missione di Gesù e, pertanto, dovrebbe servire a capire il tipo di sequela che il Signore si aspetta dai suoi seguaci e il modo in cui dovremmo considerare il sabato.

Nel primo miracolo, Gesù si rivolge all’uomo che fruisce del “potere” religioso, liberandolo dalla schiavitù di Satana; nel secondo, egli si rivolge alla donna che a causa del peccato, nella prospettiva dell’evoluzione culturale, si trova nella condizione di sottomissione rispetto all’uomo (Gn 3:16), liberandola dal domino dell’uomo e invitandola a orientare la sua vita a Cristo. Così questa donna che, come tale, nella cultura ebraica contava poco (infatti, da un’affermazione del Talmud di Rabbi Elietzer, l’insegnamento della Torà alle figlie è considerato tiflut, immorale, superfluo), già anziana e per di più suocera, è colei che per prima incarna e testimonia lo spirito del Signore: “Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono” (1 Cor 1:28).

La grazia di Dio restituisce alla donna la sua dignità e il diritto alla sequela, di cui il sabato ne è il segno. Il settimo giorno dunque ci ricorda che la grazia ci ha liberati dalla schiavitù del peccato, per seguire Gesù “dovunque egli vada” (Ap 14:4); quindi uno strappo dalla realtà. Non un dietro front, ma rottura radicale con ogni forma di egemonia (culturale, spirituale, sociale, ecc.) che tende a impoverire o inibire la persona in tutti i suoi diritti, soprattutto quello di seguire Gesù. Non si deve ricominciare daccapo, ma iniziare a vivere. È un nascere di nuovo (cfr. Gv 3:3-5)! Ecco, il sabato commemora la nuova nascita, il nuovo cammino.

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