mercoledì, Novembre 20, 2019
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Gesù esplosione di vita. La grazia e l’uomo deturpato dal peccato

Il 18 luglio, il past. Francesco Zenzale si è addormentato nel Signore a 68 anni. In pensione dal 2008 per motivi di salute, ha collaborato per diversi anni con il Dipartimento Comunicazioni dell’Unione italiana (Uicca), occupandosi del Bazar biblico, del sito maran-ata.it, di studio della Bibbia via email e rispondendo alle domande su temi spirituali su Facebook e dal sito avventista. Ha anche contribuito alla realizzazione del sito “Gli avventisti rispondono”. Per oltre un decennio ha tenuto la rubrica biblica sul Notizie Avventiste. In sua memoria, la redazione continuerà la pubblicazione delle riflessioni inviate dal past. Zenzale prima che il suo stato di salute si aggravasse.

 

Francesco Zenzale – Nel capitolo 53 del suo libro, il profeta Isaia descrive Gesù come uomo sfigurato dal dolore, quasi irriconoscibile a causa del supplizio inflitto dai suoi acerrimi nemici. Il testo ci informa che “egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna” (Isaia 53:2-3).

Nel Nuovo Testamento Gesù è descritto come un essere umano: semplice, normale, venduto come se fosse uno schiavo, flagellato, percosso (cfr. Marco 15:15; Luca 22:64) e perseguitato per amore della verità che lui stesso incarnava. A causa della sofferenza vissuta negli ultimi giorni della sua vita, era talmente sfigurato nell’aspetto che le persone si beffeggiavano di lui (cfr. Luca 23:35), aggiungendo alla sofferenza fisica quella morale ed esistenziale.

Anche gli apostoli non riuscirono ad accettare il volto deformato di Gesù. Non s’indentificavano più in quell’uomo che per circa tre anni avevano osannato. Fuggirono! Lo lasciarono solo! Avevano sognato l’uomo-re, potente, capace di inaugurare un regno terreno che dominasse tutti gli altri. Ma poi lo scoprirono bisognoso, sofferente, perseguitato e immolato.

Quanta limitatezza profetica, paura, incredulità e ingiustizia! Chissà come avremmo reagito noi? Forse lo avremmo lasciato solo e rinnegato, oppure avremmo assistito al dramma della sua morte da spettatori. Spesso, come credenti, ci rammarichiamo di non essere nati in quel periodo storico in cui avremmo visto Gesù, lo avremmo toccato, gli avremmo parlato e forse saremmo stati dei miracolati, oppure uno dei dodici… Ho l’impressione che sogniamo un po’ troppo! Una forma di alienazione che ci permette di sfuggire alle responsabilità attuali, eludendo di non vederlo in chi Gesù s’identifica: i senzatetto, gli affamati, gli assetati, ecc. (cfr. Matteo 25:31 e segg.). Uomini e donne dal volto sfigurato dalla sofferenza, dalla solitudine, dalla fame, dalla guerra, violentati e umiliati. Irriconoscibili come Gesù!

Nondimeno, dietro a quel volto irriconoscibile si celava la salvezza: “O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?” (Luca 24:25-26).

La grazia, non è così sgargiante e accecante come vorremmo che fosse. Non ha nulla a che fare con il palcoscenico, gli applausi, i compromessi, la bellezza esteriore, la sensualità, la violenza, ecc. È sul Golgota, in quell’uomo immobilizzato sulla croce, che non reagisce agli insulti e agli scherni beffardi. “‘Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi giù dalla croce!’. Così pure, i capi dei sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano: ‘Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: Sono Figlio di Dio’. E nello stesso modo lo insultavano anche i ladroni crocifissi con lui” (Matteo 27:40-44).

La grazia non impreca e non scende dalla croce per farsi giustizia, ma si manifesta in chi, nonostante il volto deturpato, riesce a percepirla e appropriarsene. “‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!’ Ed egli gli disse: ‘Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso’” (Luca 23:42-43).

La grazia non è dispotica e astiosa, ma misericordiosa e generosa. “Mentre i soldati compivano la loro orribile opera, Gesù pregava per i suoi nemici: ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno’” (Luca 23:34). Scrive Ellen G. White: “Gesù non espresse nessuna parola di condanna per i soldati che lo trattavano con tanta durezza; non invocò nessuna vendetta sui sacerdoti e sui capi che erano contenti per l’attuazione del loro piano. Gesù ebbe compassione della loro ignoranza e della loro colpa, e pronunciò soltanto una preghiera di intercessione: chiedeva per loro il perdono, perché non sapevano quello che facevano” – E. G. White, La speranza dell’uomo, Ed. Adv, Firenze, 1998, p. 573.

La grazia, benché deturpata dal peso del dolore, non si sofferma sul presente, ma è capace di guardare oltre l’angoscia e l’abbandono. Isaia ci informa che “dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del Signore prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità” (Isaia 53:10-11).

Possiamo afferrare la grazia solo nel Cristo crocifisso, nella pazzia della croce (1 Corinzi 1:23), sul Golgota, dove non vorremmo mai essere. Ricordo le parole che Gesù rivolse a Pietro dopo la risurrezione: “In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti” (Giovanni 21:18).

Parole semplici, dolorose e inaccettabili per chi ama recitare più che vivere la vita nella prospettiva del regno di Dio. La strada che porta al Golgota è sdrucciolevole e la croce è greve. Se poi ti trovi nella condizione fisica ed emotiva tale da identificarti in chi è stato crocifisso vicino a Gesù, allora devi scegliere in quale dei due ladroni desideri riconoscerti.

Se sei vicino a colui che è stato sprezzante, non riuscirai a vedere nello sfigurato alcuna prospettiva eterna. Vorresti scendere dalla croce e continuare a vivere come prima: da brigante o nel disprezzo della vita tua e degli altri. Quindi anche se ci fosse qualcuno disposto a morire per te o ad aiutarti a scendere dalla croce non crederesti.

Se scegli di riconoscerti in chi umilmente ammette e confessa la propria fragilità, continuerai a stare sulla croce, che inesorabilmente conduce alla morte, ma con il volto illuminato dalla grazia e dalla promessa che un giorno tu sarai con Gesù in paradiso.