martedì, Maggio 21, 2019
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Gesù e il valore umanitario del sabato

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – Dopo la guarigione della suocera di Pietro, al termine del sabato, Gesù poté operare numerose guarigioni. “Fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati […] Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie e scacciò molti demoni e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano” (Mc 1:32-33). Nell’episodio del recupero della salute della donna paralitica, raccontato in Luca 13:10-17, fra Gesù e i sofferenti si frappone un ostacolo: il capo della sinagoga. Egli, inopportunamente indignato perché Gesù aveva “fatto una guarigione di sabato”, invita gli ammalati a non lasciarsi guarire in tale giorno (v. 14).

Questo episodio ci aiuta a cogliere una nuova dimensione del sabato: il suo valore umanitario. I farisei utilizzavano la legge e l’osservanza del sabato per ricacciare Dio fuori dall’umanità, impedendo l’opera di Cristo. Non erano disposti a riconoscere Dio nel povero, nel malato, nel bisognoso. Avevano decretato che in giorno di sabato non ci si doveva prendere cura di un infermo, offrendo così un’immagine distorta di Dio.

Avevano separato l’esigenza del rispetto per questo giorno dal suo contenuto di grazia. Invece di insegnare a utilizzare al massimo il privilegio del sabato, s’impegolarono in un’interminabile serie di questioni relative alla sua trasgressione, tale da cadere nell’ipocrisia, ben evidenziata da Gesù: “Ipocriti, ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere? E questa, che è figlia di Abraamo, e che Satana aveva tenuto legata per ben diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?” (Lc 13: 15-16).

Percorrendo il sinuoso tracciato del legalismo avevano dimenticato che, sin dall’Antico Testamento, molti precetti trascendono l’ambito della giustizia e sono veri principi umanitari. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19:18) è un ideale che riassume, in realtà, unitamente all’amore di Dio, il fine ultimo di tutta la legge biblica, compreso il sabato. “Se ci sarà in mezzo a voi, in una delle città del paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà, un fratello bisognoso, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso” (Dt 15:7). “Se uno dei vostri diventa povero e privo di mezzi, tu lo sosterrai, come sosterrai lo straniero e l’ospite, affinché possa vivere presso di te. Non prendere da lui interesse, né usura; ma temi il tuo Dio e il tuo prossimo viva presso di te” (Lv 25:35-36; cfr. Is 58).

Pertanto, Gesù con questo miracolo testimoniò “che l’opera in favore degli afflitti era in armonia sia con la legge del sabato sia con l’opera degli angeli di Dio che, per soccorrere l’umanità sofferente, vanno e vengono continuamente dal cielo sulla terra. Gesù dichiarò: ‘Il Padre mio opera fino ad ora, ed anche io opero’ (Giovanni 5:17). Tutti i giorni appartengono a Dio, e in essi egli attua il suo piano in favore dell’umanità. Se l’interpretazione che gli ebrei davano alla legge fosse stata corretta, Dio avrebbe sbagliato conferendo la vita e sostenendola in ogni cosa vivente, fin dalla fondazione della terra. E colui che aveva definito ogni sua opera buona e aveva istituito il sabato per commemorarla, avrebbe dovuto sospendere il suo lavoro e arrestare il moto infinito dell’universo. Il Signore dovrebbe forse ordinare al sole d’interrompere la sua funzione in giorno di sabato, impedendo ai suoi raggi benefici di riscaldare la terra e nutrire la vegetazione?

Gli astri devono fermarsi in quel giorno santo? Dovrebbe ordinare ai ruscelli di cessare di scorrere nei campi e nelle foreste; alle onde del mare di calmarsi dal loro continuo flusso e riflusso? Dovrebbe il grano interrompere di crescere e il grappolo che matura ritardare di colorarsi? Gli alberi e i fiori dovrebbero in giorno di sabato rinunciare a produrre gemme e boccioli? Se così fosse, gli uomini perderebbero i frutti della terra e le benedizioni che rendono la vita gradevole. Ma il corso della natura deve continuare. Se Dio chiude per un istante la mano, l’uomo si indebolisce e muore. Anche l’uomo ha, in quel giorno, un compito da svolgere. Deve occuparsi delle necessità della vita, curare gli ammalati, pensare concretamente ai sofferenti. Chi trascura di aiutarli in giorno di sabato non è senza colpa. Il santo giorno di riposo è stato fatto per l’uomo, e le opere di assistenza sono in perfetta armonia con il suo significato. Dio non vuole che le sue creature sopportino una sofferenza che potrebbe essere alleviata di sabato come in un qualsiasi altro giorno” (E. G. White, La Speranza dell’uomo, ed. ADV, p. 146).

È in quest’ottica che dobbiamo leggere Isaia 58, dove l’invito a osservare il sabato è preceduto da una serie di considerazioni relative al prendersi cura degli indigenti e a praticare la giustizia.

Il sabato, vissuto nella grazia di Dio, impone una disarticolazione da se stessi. Ma quest’atto è difficile dall’attuarsi, perché è più comodo ritrovarsi in chiesa per cantare, lodare, ascoltare, parlare, ecc., piuttosto che confrontarsi con la sofferenza, invitando dentro di noi l’altro, che diventa più importante di noi stessi, liberandolo dalle sue angosce esistenziali, fisiche e psichiche.

Per domande o assistenza pastorale: assistenza@avventisti.it