martedì, Agosto 20, 2019
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George, del Ghana, rafforza la comunità di Grosseto

GEORGEL’esperienza di un profugo fuggito dalla tortura.

Stelian Barbulescu/Cesare Camarri/Notizie Avventiste – In una fredda mattina d’inverno, i membri della comunità avventista di Grosseto hanno trovato in attesa, dinanzi alla porta d’ingresso dell’edificio di culto, un ragazzo di colore che ha accolto tutti con un sorriso gioioso e un saluto in lingua inglese: “Good Saturday”.

Si è poi presentato: “Il mio nome è George Gyabaah; sono membro della Chiesa cristiana avventista; sono venuto a lodare e glorificare il Signore insieme con voi; ho trovato il vostro indirizzo tramite internet”.

Durante l’agape, colloquiando con lui, abbiamo appreso la sua storia.

George è originario del Ghana. Profugo dalla Libia ha raggiunto l’Italia via mare tramite un piccolo gommone con circa 100 persone a bordo, intercettato dalla marina italiana nei pressi di Palermo. Ricorda che durante il viaggio ha vissuto momenti di terrore; più volte il gommone stracolmo di persone sembrava doversi rovesciare da un momento all’altro. In quei momenti terribili George ha pregato il Signore e ha testimoniato la sua fede ai suoi sventurati compagni di viaggio, incoraggiandoli. Sbarcato in Italia, è stato trasferito in Maremma e adesso è ospite presso il centro di accoglienza “Casa sollievo”, sita a Monticello Amiata, distante da Grosseto circa 60 km.

Durante il suo soggiorno in Libia è stato sequestrato e costretto ai lavori forzati. È stato torturato, tanto che ancora oggi porta i segni della violenza subita nella mano destra, colpita con violenza con il calcio di una pistola.

George racconta tutto questo sempre con in volto un sorriso solare, tranne in un particolare momento di commozione quando riferisce del figlio Michael rimasto in Africa. Ci confessa che ha una grande passione per lo sport; è un atleta maratoneta e doveva partecipare alla maratona di Atene per il suo paese di origine.

Da quel giorno, ogni sabato, George prende il bus di linea da Monticello per raggiungere la nostra comunità a Grosseto, e rimane con noi l’intera giornata per poi, al termine, ritornare presso la casa di accoglienza che lo ospita.

George ha rafforzato spiritualmente la nostra comunità, è divenuto per tutti noi fonte di incoraggiamento. La mattina del sabato, arriviamo nel luogo di culto e lui è già sul posto, che ci attende sorridente, e con voce gioiosa ci saluta, come la prima volta, dicendo, ora in lingua italiana: “Buon Sabato!”