martedì, Marzo 19, 2019
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Fedeltà alla parola di Dio

La settimana di preghiera della Chiesa avventista

Lina Ferrara – La settimana di preghiera è il modo migliore per iniziare il nuovo anno ecclesiastico. Di questo avviso sono le chiese cristiane avventiste che in tutto il mondo si riuniscono, in autunno, e dedicano sette giorni alla preghiera. La forza di questo momento, atteso e intenso, risiede proprio nel rivolgersi al Signore insieme, resi distanti dallo spazio ma uniti nel tempo.

“Fedeltà alla parola di Dio” è il tema della speciale settimana che quest’anno si terrà dal 3 al 10 novembre. “Esamineremo il libro più importante, influente e controverso di tutti i tempi: la Bibbia” esordisce Ted N. C. Wilson, presidente della Chiesa avventista mondiale, nel suo messaggio alle chiese “È l’opera senza alcun dubbio più venduta e distribuita nel mondo; secondo stime recenti, pare ne siano state stampate fino a oggi oltre 5 miliardi di copie”

La Bibbia è anche il libro più tradotto in assoluto. “Considerando le traduzioni dei singoli libri della Scrittura, si parla addirittura di 2.932 lingue. Il Nuovo Testamento è disponibile in 1.333 idiomi, la Bibbia intera in 553”, prosegue Wilson, citando le statistiche della Wycliffe Global Alliance, di ottobre 2015.

La Bibbia è il fondamento della fede dei cristiani. Qualcuno l’ha paragonata a una lettera, o a una più moderna email, lasciataci da Dio mentre aspettiamo il suo ritorno; qualcun altro ha usato l’immagine del manuale di istruzioni, in cui trovare le risposte alle domande della vita e capire da dove veniamo e dove andiamo.

“Nel corso dei secoli è stata fonte di guida, consolazione e coraggio per milioni di individui” spiega il presidente “Ma è anche stata messa al bando, bruciata, diffamata e distorta dai suoi oppositori”.

“Che tipo di impatto ha questo libro antico eppure senza tempo per noi avventisti? Come si fa a rimanere fedeli a Dio e alla sua Parola in questa società post-moderna?” chiede, lanciando la palla ai credenti per invogliarli alla riflessione.

“Vi incoraggio a riservare ogni giorno un momento perché possiamo riunirci tutti insieme, come famiglia avventista mondiale, per apprendere ulteriori verità riguardanti la Bibbia, pregare e ascoltare la voce di Dio attraverso le pagine della sua Parola”, conclude Wilson.

Nel sabato conclusivo della Settimana di preghiera, in ogni comunità avventista si raccoglie un’offerta (colletta) cosiddetta “di rinuncia”, un gesto volontario di generosità per ringraziare Dio delle benedizioni ricevute durante l’anno.

“È un’ottima tradizione della Chiesa” chiosa Norbert Zens, tesoriere della Chiesa avventista in Europa. “Insieme a quelle per le Missioni” aggiunge “costituisce la spina dorsale dei finanziamenti per le attività missionarie mondiali della nostra Chiesa. Secondo la nostra comprensione della Bibbia, la decima viene impiegata prevalentemente per garantire un salario ai pastori, per la loro formazione e per il sostegno economico di altre attività delle Unioni e delle Federazioni [due dei livelli organizzativi della denominazione]. Ma in molti Paesi del mondo, le somme raccolte localmente non sono sufficienti a soddisfare le esigenze delle Missioni. Vale in particolare per gli Stati del Medio Oriente, dell’Africa ma anche per alcune realtà asiatiche. Per questo motivo, l’offerta della Settimana di preghiera, da quasi un secolo, è una risorsa indispensabile per finanziare l’opera missionaria mondiale, e non posso fare altro che ringraziarvi per la vostra generosità sin qui dimostrata”.

La preghiera non è solo parole, dialogo e comunione, ma anche gesti di aiuto concreto verso il prossimo e quanti sono impegnati nella diffusione del vangelo. È “un gesto che viene dal cuore”.

Sulla settimana di preghiera, ascolta l’intervista di Rvs Roma a Saverio Scuccimarri, direttore del mensile Il Messaggero Avventista e responsabile della redazione religiosa delle Edizioni Adv.

 

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