sabato, Agosto 8, 2020
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I dirigenti della Chiesa parlano di pace alle Nazioni Unite


In un mondo in cui i conflitti sono in aumento, diventa sempre più importante gettare ponti e promuovere la dignità umana. Significativo il ruolo delle religioni.

ANN/Notizie Avventiste – La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno ha co-diretto la discussione sulla pace in un importante simposio alle Nazioni Unite. “Pace non è semplice assenza di guerra”, ha esordito un dirigente della denominazione.

Ganoune Diop, direttore del dipartimento Affari pubblici e Libertà religiosa (APLR) della Chiesa mondiale, ha presentato le sue riflessioni e osservazioni ai 130 rappresentanti di varie agenzie delle Nazioni Unite e di organizzazioni religiose e non governative, intervenuti al terzo simposio annuale sul ruolo della religione e dei gruppi confessionali negli affari internazionali. L’evento, tenuto presso la sede delle Nazioni Unite a New York, il 23 gennaio, è stato promosso tra gli altri anche dalla Chiesa avventista.

“Costruire la pace non è un’impresa limitata”, ha affermato Diop nella prima presentazione della giornata, “Significa considerare e coinvolgente l’intera vita umana: spirituale, morale e fisica. Sì, la pace richiede l’assenza di violenza, ma anche la presenza di tutto ciò che è necessario per sostenere la dignità umana”. Poi ha aggiunto che i presupposti per la costruzione della pace riguardano le necessità basilari della vita (luogo sicuro in cui vivere, cibo, lavoro) e la libertà da coercizioni e paura.

Molti relatori hanno ribadito l’urgenza di operatori di pace nella società, tra di essi, Jeffrey Haynes, direttore del Center for the Study of Religion, Conflict and Cooperation presso la London Metropolitan University. Il professore ha citato varie statistiche che mostrano l’intensificarsi dei conflitti globali negli ultimi anni. Nel 2008, circa 56.000 persone nel mondo sono morte a causa di guerre, numero che aumenta a 125.000 nel 2014. Nel 2015, secondo i dati più recenti disponibili, si stima che 180.000 persone siano morte direttamente a causa di un conflitto; la cifra annuale più alta dal genocidio del 1994 in Ruanda.

In una tavola rotonda, i relatori delle Filippine e della Colombia, paesi afflitti da lunghe e sanguinose guerre civili, hanno ricordato che il processo di pace richiede un coinvolgimento maggiore delle teorie accademiche o di un alto livello della diplomazia. “L’opera di pacificazione salva le vite”, ha affermato Gesù Dureza, consigliere del Presidente nel processo di pace nelle Filippine; sulla stessa linea anche l’intervento di Miguel Ceballos Arevalo, preside della facoltà di scienze politiche e relazioni internazionali presso Università Sergio Arboleda a Bogotá ed ex viceministro della giustizia in Colombia.

Altri relatori del convegno hanno evidenziato l’immenso contributo che le organizzazioni religiose e confessionali possono dare nella mediazione dei conflitti e nel costruire società forti e stabili, che sostengano la pace.

Pekanbaru Metso, ambasciatore straordinario del dialogo interculturale e interreligioso della Finlandia, ha affermato che i governi non dovrebbero sottovalutare “il ruolo significativo e l’influenza della religione nella società, anche in questa cosiddetta età secolare”.

Adama Dieng, consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio, ha esortato le organizzazioni civili e religiose, a “essere pronte a sostenere i governi nell’opera di tutela e protezione dei diritti umani dei cittadini, e nella costruzione di società pacifiche e inclusive”. Ha poi sottolineato la grande influenza delle organizzazioni religiose nella società e ha incoraggiato gli organismi confessionali ad assumere un ruolo guida nella promozione della pace. “Le azioni di un solo individuo possono sembrare insignificanti”, ha affermato, “ma insieme, collettivamente, siamo in grado di compiere passi importanti verso la pace”.

In seguito, Diop ha sottolineato il valore della voce avventista e la prospettiva di essere ascoltato presso le Nazioni Unite. “Abbiamo significativi contributi pratici e teologici da portare nella discussione pubblica sulla costruzione della pace e la promozione della dignità umana”, ha affermato il responsabile APLR, “Siamo un’organizzazione globale con molteplici servizi – tra cui educazione, spiritualità, salute, interventi umanitari – che aiutano a sviluppare comunità sane”. Tutto ciò esprime l’impegno avventista per “migliorare la vita delle persone e affermare il valore di ogni essere umano”.

Il dipartimento APLR della Chiesa avventista mondiale ha organizzato il simposio insieme all’Inter-Agency Task Force for Engagement with Faith-based Organizations e all’Office on Genocide Prevention, entrambi organismi delle Nazioni Unite

(Foto: Bettina Krause/IRLA)