sabato, Dicembre 15, 2018
Home > Interviste > Direttiva europea per garantire la libertà religiosa. Intervista a Dora Bognandi

Direttiva europea per garantire la libertà religiosa. Intervista a Dora Bognandi

N25-direttiva europea liberta religiosaNotizie Avventiste – Il 24 giugno, il Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea ha adottato una direttiva per garantire la libertà di religione e di convinzione (Guidelines on the promotion and protection of freedom or religion or belief). Questo documento era stato preceduto, il 13 giugno, da alcune raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio.

Sul significato e le implicazioni del documento, Notizie Avventiste ha intervistato Dora Bognandi, responsabile nazionale del dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa della Chiesa avventista.

Notizie Avventiste: Perché tanta attenzione verso la libertà religiosa?
Dora Bognandi: Perché in una società in continuo cambiamento, ma che vede aumentare pericolosamente gli integralismi, c’è bisogno di riaffermare i diritti fondamentali di ogni essere umano, salvaguardare il rispetto delle diversità, operare per rafforzare la democrazia, lo sviluppo, la pace e la stabilità, difendere ovunque e per chiunque il diritto alla libertà.

N. A.: Quali sono i temi affrontati nella direttiva?
D. B.: Oltre a riprendere i diritti garantiti nei più importanti strumenti legislativi internazionali, si sostiene il carattere universale della libertà di religione e convinzione, la responsabilità degli Stati nell’assicurare la libertà religiosa, la connessione di tale libertà con i diritti umani, la lotta contro la violenza e la discriminazione, e si ribadisce il diritto della libertà di scegliere, cambiare, manifestare la propria fede. Il Consiglio ricorda la necessità di distinguere la critica verso le religioni dall’incitamento all’odio e alla violenza, e condanna coloro che reclamano pena di morte, punizioni corporali o privazione della libertà nei confronti di chi considerano blasfemo. La direttiva prevede anche il diritto di replica per chi si è sentito offeso da un uso improprio dei media nei confronti della religione professata.

N. A.: Perché è importante avere un documento che si rifà ad altri documenti internazionali già esistenti?
D. B.: Perché nell’Unione Europea è necessario avere una definizione comune di libertà religiosa e concordare assieme sugli strumenti per rispettarla, promuoverla e tutelarla all’interno dei propri territori, ma anche nei rapporti con altri Paesi. La direttiva arriva perfino a dire che, se necessario, si deve ricorrere alla sospensione della cooperazione e dei finanziamenti nei confronti dei Paesi che non rispettano la libertà dei cittadini. Quindi, nel formulare il documento, il Consiglio degli affari esteri ha voluto ancorare la libertà religiosa anche alla diplomazia europea.

N. A.: Qualche critica?
D. B.: Si tratta di un buono strumento operativo, ma forse un po’ troppo generico. Alcune questioni specifiche andrebbero meglio precisate. Ad esempio, per quanto riguarda la Chiesa avventista, avremmo preferito che si precisasse nella direttiva quanto raccomandato dal Parlamento europeo il 13 giugno, cioè che si menzionasse “il diritto di osservare i giorni di riposo e di celebrare le festività e le cerimonie rituali conformemente ai precetti della propria religione o del proprio credo”. Invece, la direttiva parla solo di libertà di manifestare la propria fede attraverso il culto, “l’osservanza”, la pratica e l’insegnamento.

N. A.: Quali prospettive si aprono?
D. B.: Il documento ribadisce che l’Unione Europea, pur mantenendosi imparziale di fronte alle varie espressioni religiose, si impegna a monitorare la situazione della libertà religiosa nei Paesi membr e a redigere dei rapporti annuali. Inoltre, promuove il rispetto e il riconoscimento per tutto il lavoro portato avanti da organismi internazionali e religiosi di ogni genere nel difendere i diritti umani, e manifesta la volontà dell’Unione Europea di consultarli regolarmente. Anche perché ogni tre anni si procederà a una revisione della direttiva.
Tale atteggiamento ci induce a sperare in una più proficua collaborazione, sia con l’Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa sia con la Chiesa avventista stessa, per sempre meglio garantire la libertà.