giovedì, settembre 20, 2018
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Daniele in breve. Mika’el

Francesco Zenzale – “Ma io ti voglio far conoscere ciò che è scritto nel libro della verità; e non c’è nessuno che mi sostenga contro quelli, tranne Michele (Mika’el) vostro capo” (Da 10:21).

È meraviglioso ghermire per fede come si muove il cielo in favore del popolo di Dio e della realizzazione dei propositi divini. Gabriele, nello sforzo di vincere le resistenze degli uomini soggiogati da Satana o dalle proprie convinzioni e paure, afferma che nessuno lo sostiene “contro quelli, tranne Michele”.

Chi è questo singolare personaggio che opera nel retroscena a sostegno dell’angelo Gabriele, nella sua opera di convinzione in favore della costruzione del tempio e di Gerusalemme e, per estensione profetico-soteriologica, in favore dei figli di Dio?

Proviamo a scoprire questa illustre persona estraendo alcune specifiche della sua attività. Gabriele ci informa che svolge un’attività di soccorritore, sostenitore e difensore (Da 10:13, 21; 12:1. Cfr. 1 Gv 2:1). In Giuda 9, Mika’el interagisce “con il diavolo disputando per il corpo di Mosè”. In Apocalisse 12:7, Giovanni ci riferisce che “ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono”.

Tutte queste peculiarità rivelano che abbiamo a che fare con una persona che ha caratteristiche di natura superiore agli angeli. Ciò possiamo coglierlo anche dagli attributi che Gabriele annota: “uno dei primi capi”, “vostro capo”, “gran capo” (Da 10:13, 21; 12:1). In Giuda 9, Mika’el è “l’arcangelo”, letteralmente capo degli angeli (cfr. 1 Te 4:16).

Nella parola di Dio, il termine “capo” (ebraico sar, capo o principe) è adoperato per indicare una dignità politica (principe), una carica militare (capo, comandante) o un’autorità locale (governatore). Tuttavia è anche riferito a esseri sovrannaturali, come nel libro di Daniele (cfr. Gs 5:14). In Isaia 9:5, sar shalom (principe della pace) è uno dei titoli riconosciuti al futuro Messia. Daniele 12:1 annuncia il sorgere di “Michele, il gran principe» (versione ND) (mika’el hassar haggâdôl), in difesa del suo popolo. Il contesto ci permette di cogliere il potere di giudicare di Mika’el, come il figlio d’uomo in Daniele 7:13, 14, 26, che esercita la stessa autorità. Infine, in Apocalisse 12:7-9, si riconosce in Mika’el, che combatte e vince il gran dragone, il Cristo risorto vittorioso su Satana.

Tutti questi elementi ci inducono a credere che Mika’el sia Cristo. Ciò si evince anche dal significato del nome. Mi-ka-’el nella lingua ebraica è una proposizione interrogativa: «chi è come Dio?». In essa si coglie una sfida che nessuno nell’universo è in grado di raccogliere. Pertanto, il significato di questa domanda è: nessuno è come Dio se non colui che porta questo nome, precisamente Mika’el. L’unico che è “l’immagine dell’invisibile Dio” (Cl 1:15), “splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza” (Eb 1:3).

Dopo l’ineffabile affermazione circa la sua natura e il suo ruolo nel disegno redentivo del cielo (Gv 14:6), “Filippo gli disse: ‘Signore, mostraci il Padre e ci basta’. Gesù gli rispose: ‘Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: Mostraci il Padre? Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse’” (Gv 14:8-11).

Come il fiore si volge al sole perché i suoi luminosi raggi ne perfezionano la bellezza e la simmetria, così noi dobbiamo volgere gli sguardi verso il Sole di giustizia, Mika’el, affinché‚ la luce che viene dall’alto risplenda su noi e il nostro carattere possa svilupparsi in conformità di quello di Cristo.