venerdì, Gennaio 18, 2019
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Daniele in breve. Il tuo popolo sarà salvato

Francesco Zenzale – “In quel tempo sorgerà Michele, il grande capo, il difensore dei figli del tuo popolo; vi sarà un tempo di angoscia, come non ce ne fu mai da quando sorsero le nazioni fino a quel tempo; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro” (Da 12:1).

Questo testo della Scrittura ci permette di esporre due interessanti riflessioni. La prima riguarda il rapporto fra il popolo e il profeta, la seconda è sulla salvezza.

1. È straordinario cogliere il forte senso di appartenenza di Daniele al suo popolo. Piange, prega, digiuna, intercede e cerca di capire le intenzioni di Dio per offrire una speranza: Mika’el sorgerà come difensore, consolatore, soccorritore e salvatore (1 Gv 2:1, 2) “dei figli del tuo popolo”.

Questo intimo legame è comune a tutti i profeti e gli apostoli, perché i credenti, secondo Paolo, sono stati “edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare” (Ef 2:20).

I profeti e gli apostoli, nonostante la loro umana esistenza, sono i capisaldi della nostra professione di fede e del nostro percorso di vita cristiana. Essi sono stati investiti da un carisma che nessun credente può ipotizzare di possedere. La loro chiamata è diretta. Dio agisce in prima persona mediante visione, audizione e particolari teofanie.

Dio chiama Abramo invitandolo ad allontanarsi dal suo ambiente affettivo e lavorativo, perché voleva che diventasse una fonte di benedizione per le future generazioni (Ge 12). Poi, si presenta a Mosè, nel pruno ardente, e gli dice che deve ritornare in Egitto per liberare il suo popolo (Es 3). Mediante visioni e sogni, rivolge una santa chiamata a Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, ecc. (Gr 1:1-10; Is 6: 1-8; Ez 1: 1-3; Da 2; Os 1:1-2). Gli apostoli sono stati scelti da Gesù dopo una lunga notte in preghiera, e l’apostolo Paolo mediante una folgorante visione (At 9).

Ciò significa che il nostro percorso di vita fonda le sue radici nella sola Scrittura e che ogni tentativo per screditarla o equipararla con la tradizione ecclesiastica e culturale impoverisce la fede, il personale rapporto con Dio, e incrina la salvezza.

2. Il testo evidenzia che solo tutti “quelli che saranno trovati scritti nel libro” “della vita” (Ap 3:5), saranno salvati. L’idea che tutti saranno salvati è fuorviante e fluisce da un concetto errato dell’amore di Dio e del senso di responsabilità dell’uomo. Alcuni insegnano che, durante il Millennio (Ap 20), gli empi si convertiranno perché Dio concederà loro una seconda occasione di salvezza. Questo insegnamento è errato per i seguenti motivi: solo chi crede in Gesù, durante questo percorso di vita, sarà salvato (Gv 3:16); il Millennio, periodo simbolico, è gestito dai credenti i quali valuteranno i motivi per cui gli empi non sono risuscitati al ritorno di Cristo (Ap 20:4-6; 1 Te 4:12-18); quando Mika’el sorgerà solo “i saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno” (Da 12:3); al ritorno di Cristo i morti risusciteranno, “quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; e quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio” (Gv 5:29).

Anche la nozione che tutto Israele sarà salvato è errata. Quelli che professano tale insegnamento tralasciano che gli eletti sono pochi (Mt 22:14) e che questi ultimi costituiscono “il resto” o “il residuo” della chiesa del Vecchio e del Nuovo Testamento (2 Re 19:31; Ed 9:13; Is 1:9; 10:20-22; 11:11; Gr 31:7; Ez 6:8; So 3:13; Ap 12:17).

In breve, l’illusione della salvezza universale è fatale per gli empi quanto per i credenti. Per i primi, perché presumono di essere salvati come se le opere malvagie, l’incredulità e l’indifferenza non avessero alcun valore agli occhi di Dio e di quelli che hanno sofferto a causa loro. Per i secondi, perché hanno un concetto errato dell’amore e della giustizia di Dio.

Cosa sarebbe l’amore senza la giustizia o la giustizia senza l’amore? L’amore senza giustizia è debolezza e la giustizia senza amore è crudeltà. Diceva Schiller: “La storia del mondo è il giudizio del mondo”. Così è anche la storia di ogni individuo, essa è il giudizio della persona. Noi siamo giudici di noi stessi! “Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito dallo Spirito raccoglierà vita eterna” (Ga 6:8). “Chi semina iniquità raccoglierà guai, e la verga della sua collera sarà annientata» (Pr 22:8).