martedì, novembre 13, 2018
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Daniele in breve. Il re del nord e il re del sud

Francesco Zenzale – “Al tempo della fine, il re del mezzogiorno si scontrerà con lui; il re del settentrione gli piomberà addosso come la tempesta, con carri e cavalieri e con molte navi; entrerà nei paesi invadendoli e passerà oltre” (Da 11:40; cfr. v. 35).

Il testo biblico evidenzia che i violenti contrasti tra “il re del nord” (settentrione) “e del sud” (mezzogiorno), hanno una valenza escatologica. La loro rivalità veicola nel tempo: “sino al tempo della fine”.

Questo scenario profetico ci permette di comprendere che le espressioni “il re del nord” e “il re del sud” hanno una valenza spaziale, atemporale e innanzitutto spirituale. Ciò non significa privare la profezia di ogni riferimento storico, ma cercare di capire che, oltre i riferimenti storici, esiste una filosofia di vita caratterizzata da uno stato di conflitto socio-etico-spirituale espresso dal re del nord e del sud. In altre parole, la voce profetica ci invita a trascendere la dimensione storico-temporale.

Tale invito fluisce anche dal fatto che non sempre è possibile collocare la profezia in un contesto storico definito: associare gli eventi politici alla profezia. Ad esempio, gli studiosi sono concordi nel riconoscere che nella prima fase del conflitto fra il re del nord e del sud sono coinvolte due dinastie: quella del Lagidi (da dal greco e latino Lagos, padre di Tolomeo primo) in Egitto e quella dei Seleucidi di origine macedone che regnarono sulla Siria e le regioni contigue, al nord della Palestina o del “paese splendido”. Ma, poiché il conflitto tra il re del mezzogiorno e del settentrione si protrae fino all’epilogo della storia dell’umanità, l’interpretazione storico-profetica diventa pluralista e incerta. Ciò significa che i riferimenti storici, riguardo al tempo della fine, sono spesso generali, imprecisati e soggettivi.

La parola di Dio  offre due elementi che ci permettono di cogliere, principalmente, il significato etico-spirituale dell’undicesimo capitolo:
– Nord e sud, o settentrione e mezzogiorno, è un’espressione stilistica che esprime l’idea della totalità dello spazio terrestre. “Così dicano i riscattati del Signore, ch’egli liberò dalla mano dell’avversario e riunì da tutti i paesi, da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno» (Sl 107: 1-3; cfr. Sl 89:11,12; Is 43:6,7; 1 Cr 26:17; Ec 1:6; Cc 4:16, ecc.).

– Nella tradizione biblica, il riferimento al nord e al sud è investito di un significato spirituale preciso. Il re del nord rappresenta la potenza del male, dall’indole distintamente politico-religiosa che usurpa il posto di Dio. Essa trova la sua massima espressione in Babilonia: letterale e simbolica. I profeti scorgono il male e sentono che la minaccia proviene dal nord, dalla potenza di Babilonia (Is 14:31; Ger 1:14-15; 4:6; 10:22; 46:20; 50:1-3; Is 41:24,25; Gioele 2:20; Ez 26: 7). In Daniele, il re del settentrione “agirà a suo piacimento, s’innalzerà, si esalterà al di sopra di ogni dio e pronuncerà parole inaudite contro il Dio degli dèi; prospererà finché non sia finita l’ira, poiché ciò che è stato deciso si compirà” (Da 11: 36; cfr Is 14: 13-14; Da 7:25). Nel libro dell’Apocalisse, Babilonia è “la madre delle prostitute e delle abominazioni della terra” (Ap 17:5), “i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Ap. 18:5; cfr. Ap 14:8; 16:19; 17:5; 18:2,10,21).


Il re del sud, o del mezzogiorno, di cui l’Egitto è la massima espressione (Da 11:43), esprime sia un potere di natura politico-militare (Da 11: 5-6,9-11, 15, 25, 40), sia un modus vivendi caratterizzato dal rifiuto di Dio. In altre parole, rappresenta un umanesimo ateo, non necessariamente esente da forme cultuali, ma escludente Dio. Ciò si evince dall’atteggiamento del faraone all’invito da parte del Signore di liberare il suo popolo. “Chi è il Signore che io debba ubbidire alla sua voce e lasciare andare Israele? Io non conosco il Signore e non lascerò affatto andare Israele” (Es 5:2).

Da questo elemento, i profeti comprendono che ogni tentativo di stabilire un’alleanza con l’Egitto diventa l’espressione della fiducia nel potere umano e, già solo per questo, un modo per rinnegare Dio. “Guai a quelli che scendono in Egitto in cerca di soccorso, hanno fiducia nei cavalli, confidano nei carri, perché sono numerosi, e nei cavalieri… ma non guardano al Santo d’Israele e non cercano il Signore!… Gli egiziani sono uomini, e non Dio; i loro cavalli sono carne, e non spirito; quando il Signore stenderà la sua mano, il protettore inciamperà, cadrà il protetto, e periranno tutti assieme” (Is 31:1-3).

Fra queste due luttuose realtà profetiche, si colloca il popolo di Dio, il quale è invitato da Dio sia a “uscire da Babilonia” (Ap 18:4), sia a non avere nulla a che fare con l’umanesimo ateo che si affida alle proprie forze (Ap 3: 17; cfr. Lu 12:16-20). Da questo poderoso invito fluisce, a sua volta, l’importanza dell’invito di Gesù: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15: 4-5).

Per una maggiore compressione di questa lettura profetica coonsiglio il libro I segreti di Daniele di Jacques B. Doukhan (Edizioni Adv –  http://www.edizioniadv.it/).