mercoledì, Luglio 24, 2019
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Daniele in breve. Il re del nord è il popolo di Dio

Francesco Zenzale – “I saggi tra il popolo ne istruiranno molti; ma saranno abbattuti, per un certo tempo, dalla spada e dal fuoco, dalla schiavitù e dal saccheggio. Quando saranno travolti, riceveranno qualche piccolo aiuto; ma molti si uniranno a loro senza convinzione. E di quei saggi alcuni cadranno per essere affinati, purificati, resi candidi fino al tempo della fine, perché questa non avverrà che al tempo stabilito” (Da 11: 33-35).

È ammirevole costatare quanto Gesù amasse il mondo. Una delle celeberrime frasi che tutti i credenti ricordano è: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1:29). Egli s’è fatto uomo per dare vita al mondo (Gv 6: 33, 51), tuttavia “il mondo non lo riconobbe” e “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1:10-11). L’odio del mondo si è riversato su di lui con inaudita violenza, perché Gesù, ancora oggi, è testimone della sue malvagie opere (Gv 7:7).

Questa inaudita aggressività nei confronti di Gesù si è riversata anche sui suoi seguaci. Gesù lo aveva annunciato: “Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me” (Gv 15:18). Perché? Per il semplice fatto che il mondo ama ciò che suo e siccome i figli di Dio non sono del mondo, allora sono odiati (Gv 15:19).

Daniele 11 rivela che questo smisurato conflitto tra il cielo e la terra, fra Cristo e il mondo, coinvolge inesorabilmente il popolo di Dio, specificando che tale avversità siesprime nell’azione disumana raffigurata dal re del settentrione (Da 11: 16,28,30,31 e 35). Analizzando il contenuto dell’attività del re del nord  (espresso nei versetti 31 a 37, 40-45; e in 12:1-3) è possibile elaborare un’interessante parallelismo con l’opera del piccolo corno di Daniele 7 e 8 (Dn 7: 9-14, 25-28; 8:9-14).

Da questo accostamento si evince che:  il re del nord è lo stesso potere-istituzione (e filosofia di vita) descritto nelle precedente visioni; il sovvertimento del piano della salvezza, o del vangelo, raffigurato dalla profanazione del santuario, è connesso all’azione contro il popolo di Dio. In tal senso, si pensi alle persecuzioni e ai crimini scaturiti dall’intolleranza che hanno segnato la storia della chiesa dal IV secolo in poi. Lunedì 22 giugno 2015, papa Francesco, nel tempio valdese di corso Vittorio Emanuele II a Torino, ha compiuto un gesto di grande sensibilità sul piano storico ed etico, chiedendo perdono per il modo “non cristiano e sovente disumano” in cui la chiesa di Roma ha trattato i valdesi in otto secoli di storia.

Ma la parola profetica ci invita a orientare il nostro pensiero al tempo della fine, l’ultima fase dell’umanità (Da 11: 40-45), perché questa terribile situazione avrà il suo epilogo nel giorno in cui Mika’el ritornerà (Da 12:1-3; 7: 9-14). In quest’ultimo frangente della storia le azioni che si svilupperanno contro i figli di Dio giungeranno a piena maturazione, sfoceranno nell’ultima battaglia: Armaghedon.

L’Apocalisse illustra questo periodo con le seguenti parole: “Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demoni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente […] E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedon” (Ap 16: 13-14,16).

L’ultimo conflitto tra il bene il male, fra il popolo di Dio e i re della terra capitanati dal potere raffigurato dal re del settentrione. L’ultimo gemito della terra e dei figli di Dio (Rm 8: 18-23), culminerà con la venuta di Mika’el. Pertanto, “Beato chi è vigilante e conserva le sue vesti per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne” (Da 12:1-3; Ap 16: 15).