lunedì, Dic 10, 2018
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Daniele in breve. Beato chi aspetta fino a…

Francesco Zenzale – “Dal momento in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà rizzata l’abominazione della desolazione, passeranno milleduecento novanta giorni. Beato chi aspetta e giunge a milletrecento trentacinque giorni!” (Da 12:11).

Ecco una locuzione profetica cronologica e di difficile interpretazione. Pertanto, per uno studio adeguato, suggerisco i seguenti libri: Capire Daniele, di Antonio Caracciolo e I segreti di Daniele, di Jaques Doukan, entrambi editi da Adv (Firenze); Quando la profezia diventa storia, di A. Pellegrini, appendice 6, «I periodi profetici di Daniele 12: 1.290 e 1.335 giorni.

Tuttavia, desidero presentare alcune brevi considerazioni che possono aiutare il lettore a percepire il significato di questi periodi profetici.

1. Le unità di tempo indicate corrispondono ad anni e non a giorni. Siamo in un contesto simbolico-profetico. Pertanto, i milleduecento novanta giorni e i milletrecento trentacinque giorni, corrispondono a 1.290 anni e a 1.335 anni.

2. Il testo non ci offre un punto di partenza cronologico, come nella profezia delle 2.300 sere e mattine e delle settanta settimane, che hanno avuto inizio nel 457 a.C. con l’editto di Artaserse I (Ed 7:12-26; Da 9:24-25).

3. I 1.290 e 1.335 giorni-anni, si collocano nel tempo della fine, come i 1.260 anni, e sono collegati a due eventi: l’abolizione del sacrificio quotidiano, che determina “l’abominazione della desolazione” (Da 12:11); la purificazione del santuario (Da 8:12-14). Ciò significa che queste unità di tempo possono essere collocate nell’ambito delle 2.300 sere e mattine (o 2.300 anni). Un’unità di tempo che si è conclusa intorno al XIX secolo.

4. L’inizio dei 1.290 e dei 1.335 giorni è sincrono, cioè contemporaneo; ne segue che il secondo periodo termina 45 giorni-anni dopo che è finito il primo (1.335 meno 1.290 dà come risultato 45).

5. Il punto di partenza è dato “dal momento in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà rizzata l’abominazione della desolazione” (Da 12:11).

Quando il potere ostile dà inizio al suo esecrabile gesto? La risposta a questa domanda è legata al significato del sacrificio quotidiano e a quando questo sia stato oggetto di contaminazione.

Nel linguaggio del rituale sacrificale quotidiano, il doppio sacrificio del mattino e della sera è designato invariabilmente con l’espressione “olocausto continuo”, al singolare (in ebraico: ‘olath tamîd). Ogni ‘olath tamîd comprendeva due sacrifici quotidiani. Il Nuovo Testamento e soprattutto la Lettera agli Ebrei affermano che il complesso sistema cultuale ebraico, in particolare l’‘olath tamîd, prefigurava l’opera e la persona di Gesù, in qualità di vittima e sommo sacerdote (Eb 2:14-18; 4:14-15; 5:1-11; 7:26). Come vittima, egli è esplosione di vita per l’umanità (Gv 3:16), perché ha offerto se stesso, una sola volta, in olocausto per la redenzione degli essere umani. Il suo sacrificio è un ‘olath tamîd, non rinnovabile o riproducibile (Eb 9:26; 10:1-4).

Ciò significa che «l’abominazione della desolazione» consiste nel rendere inefficace il sacrificio di Cristo, mediante un sistema cultuale in cui l’attività umana si sostituisce a Cristo, rinnovando il suo sacrificio. Ciò avviene nel rito eucaristico o il santo sacrificio della messa. “La messa è sostanzialmente lo stesso sacrificio della croce. È diverso solo il modo dell’offerta. Essendo un vero sacrificio, la messa ne realizza in modo proprio le finalità: adorazione, ringraziamento, riparazione e petizione».- A. R. Marin, Teologia della perfezione cristiana, ed. Paoline, 1987, pp. 548-554.

Quando è iniziato questo spregevole atto di contaminazione della salvezza? Fra le ipotesi più accreditate sembra quella del 508 d.C., quando la Chiesa rafforza la sua base politica con il sostegno di Clodoveo (481-511 d.C.).

“Clodoveo, re dei Franchi, si convertì alla Chiesa di Roma nel 496 e i Franchi, negli anni successivi, seguirono l’esempio del loro re, da pagani divennero cristiani. Poi s’impegnarono a cattolicizzare, a volte anche con la forza delle armi, gli altri popoli barbari che già avevano accettato l’arianesimo. Quest’opera fu coronata da grande successo, tanto che lo zelo dei Franchi per Roma valse alla Francia il titolo di ‘Figlia primogenita della Chiesa’. Crediamo quindi che all’inizio del VI secolo, nel 508, si ponga la realizzazione spirituale della cessazione del ‘continuo e il rizzarsi dell’abominazione che causa la desolazione’ del nostro brano. La Chiesa, in quel tempo, lascia la ‘potenza’ dell’Evangelo per la conversione dei popoli e si appoggia sempre più per estendere il suo potere sul braccio dei re e inoltre, in quel tempo, un nuovo cerimoniale religioso, quello del sacrificio della messa, annulla il sacrificio della croce”. – A. Pellegrini, Quando la profezia diventa storia, appendice 6, “I periodi profetici di Daniele 12: 1.290 e 1,335 giorni”, p. 1029.