lunedì, ottobre 22, 2018
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Daniele in breve. Il santuario israelita

Francesco Zenzale – “La legge, infatti, possiede solo un’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose. Perciò con quei sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, essa non può rendere perfetti coloro che si avvicinano a Dio. Altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, se coloro che rendono il culto, una volta purificati, avessero sentito la loro coscienza sgravata dai peccati? Invece in quei sacrifici viene rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati. Ecco perché Cristo, entrando nel mondo, disse: ‘Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà’” (Eb 10:1-7).

Non conosco la vostra comprensione del santuario israelita o se avete mai avuto occasione di studiarlo in tutti i suoi particolari, avendo lo sguardo rivolto al Vangelo. Vi assicuro che per me è stata un’arricchente esperienza spirituale. Perciò, permettetemi di riassumere l’insegnamento acquisito in tre precise istanze: riconciliazione, santificazione e giudizio.

La riconciliazione indicava l’opera di Dio in favore dell’umanità. Gli elementi simbolici che caratterizzano la riconciliazione sono: la porta (il cortile era munito da una sola porta di accesso al santuario) che indicava Cristo (Gv 10:7-10); l’altare degli olocausti, sul quale si immolavano i sacrifici, che rappresentava il sacrificio di Cristo, vero Agnello (Gv 1:29; 1 Pt 1: 18-19); la conca di rame, simbolo del battesimo (Rm 6:3-5). Così come il sacerdote non poteva entrare nel luogo santo senza aver fatto prima le abluzioni, nello stesso modo, colui che riceve e accetta il Vangelo della salvezza in Gesù Cristo, non può entrare a far parte della chiesa, senza prima essere battezzato o nascere di nuovo (Gv 3:5; At 2:41).

La santificazione segnala il percorso di vita del credente nell’ambito della riconciliazione acquisita grazie alla misericordia di Dio e il sostegno dello Spirito Santo. Gli elementi simbolici che tratteggiano la santificazione sono: il candelabro a sette braccia tutto d’oro, che rappresentava il carattere perfetto di Cristo il quale, mediante lo Spirito Santo, rappresentato dall’olio, è trasfuso nel credente. L’apostolo Paolo evidenzia, nella sua Lettera agli Efesini, che l’opera dello Spirito Santo consiste nel crescere “in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Ef 4: 14-15). I pani della presentazione che rappresentavano Gesù Cristo pane della vita (Gv 6:35) e la Parola di Dio. L’altare dei profumi che rappresentava l’adorazione e la preghiera rivolta a Dio Padre nel nome di Gesù Cristo (Gv 16:24).

Il giudizio annunciava l’atto finale mediante il quale il peccato, in tutte le sue conseguenze, sarà debellato per sempre, prima dell’inaugurazione di un nuovo percorso di vita: nuovi cieli e nuova terra. Gli elementi simbolici che delineano il giudizio e la fase ultima della storia dell’uomo sono: l’arca del patto con i 10 comandamenti, che costituiscono un’unità di misura morale in base al quale l’umanità sarà giudicata (Gc 2:12-13); e il cerimoniale relativo alla purificazione del santuario che si svolgeva una volta l’anno. Il rituale annuale si svolgeva principalmente nel luogo santissimo ed era celebrato dal sommo sacerdote nel giorno dell’espiazione, o Grande giorno del perdono (Kippur). Questa solennità, che ricorreva al principio dell’autunno, era da ogni pio israelita trascorsa nel digiuno e nell’umiliazione, perché in quel giorno il Signore giudicava il suo popolo. Il messaggio del Kippur non riguardava solo il popolo eletto, ma l’umanità. Non dobbiamo dimenticare che Israele era stato scelto da Dio per essere luce delle nazioni (Sal 67:4; Is 43:18; 49:6; 52:10; ecc.).

In breve, il santuario è l’espressione del progetto salvifico di Dio in favore dell’umanità.

Per saperne di più: assistenza@avventisti.it