martedì, Luglio 16, 2019
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Daniele in breve. Prosperò nelle sue imprese


Francesco Zenzale
– “Esso prosperò nelle sue imprese” (Dn 8:12). Non credo di sbagliare nell’affermare che ogni settore della vita, sia esso culturale, scientifico, umanista o filosofico, è stato “inquinato” dal pensiero religioso. La religione ha da sempre condizionato popoli e nazioni, regni e regnanti, stati e governanti e, a motivo del connubio politico, quasi mai è stata portatrice di valori, di pace, di giustizia e di libertà. Ancora oggi, la religione è causa di inaudite violenze fisiche e psicologiche.

Il nostro piccolo corno (Dn 8), nella prima fase, quella romana, si presenta all’umanità come un impero forte economicamente e strategicamente, capace di abbracciare tutte le religioni. Il Pantheon era simbolo della libertà religiosa concessa ai vinti. Tuttavia, nel corso dei suoi lunghi secoli di dominio ha soggiogato gli umani con la spada e il culto dell’imperatore.

Verso la fine della sua egemonia, intorno al IV secolo, avvenne una significativa metamorfosi. Aveva cercato di neutralizzare il nascente cristianesimo sguainando la spada, ma la fede eroica dei sopravvissuti in quel Maestro morto e risuscitato ebbe il sopravvento. Allora, gli imperatori compresero che c’era un altro modo per disattivare quell’infuocata fede: il compromesso. Il cristianesimo poteva diventare una forza unificatrice per un impero che si stava sgretolando sotto i colpi di un’economia in declino, di una politica disastrosa e delle schiere barbariche che spuntavano come funghi su tutto il territorio.

E così, dalle rovine dell’impero romano sorse progressivamente una nuova egemonia che conseguì il compimento nel Sacrum Imperium Romanum costituitosi in Europa nel Medioevo, a partire dalla data simbolica del 25 dicembre dell’800, quando Carlo Magno ricevette la corona in S. Pietro da papa Leone III. La più alta istituzione medievale, il cui periodo di massima efficienza è compreso tra il IX e il XIII secolo.

Il nuovo impero non è stato inferiore al precedente in quanto a crudeltà e supremazia. Sotto la guida di leader energici e lungimiranti, la chiesa prosperò molto sul piano materiale, tanto da divenire non solo una potenza religiosa, ma soprattutto politica ed economica. Questo predominio fece nascere nelle persone più sensibili un’avvertita scontentezza che generò movimenti di dissenso, i quali furono oggetto di feroci repressioni. In tal senso fu istituita l’Inquisizione.

Verso il XVI secolo, con la Riforma protestante, iniziò il suo declino che fluì nel 1798. Anno in cui il direttorio della Rivoluzione francese inviò a Roma il generale Berthier che il 15 febbraio occupò la città eterna, proclamando la Repubblica Romana. Pio VI veniva fatto prigioniero e portato a Valenza, dove morì. La Rivoluzione francese pose fine allo Stato pontificio e al “Sacro Impero Romano Germanico”.

Ma la ferita inferta non era mortale, infatti, “la sua piaga mortale fu guarita…” (Ap 13:3-5) e la sua attuale supremazia politica e religiosa è oltremodo superiore a quella precedente, a tal punto che la sua autorità si estende “sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione”. Addirittura il testo sacro ci informa che verrà il tempo in cui sarà oggetto di culto da parte di “tutti gli abitanti della terra” (Ap 13:6-8).

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