lunedì, Settembre 16, 2019
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Daniele in breve. La desolazione del santuario

Francesco Zenzale – “Da uno di essi uscì un piccolo corno, che si ingrandì enormemente in direzione del mezzogiorno, dell’oriente e del paese splendido. Crebbe fino a raggiungere l’esercito del cielo; fece cadere a terra una parte di quell’esercito e delle stelle, e le calpestò. Si innalzò fino al capo di quell’esercito, gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario. Un esercito fu abbandonato, così pure il sacrificio quotidiano, a causa dell’iniquità; la verità venne gettata a terra; ma esso prosperò nelle sue imprese” (Dn 8:9-12).

Da una semplice lettura si evince che l’attività del piccolo corno è quella di sovrapporsi all’opera di Cristo in favore della salvezza dell’umanità. Ciò lo si coglie dall’espressione “capo di quell’esercito” (v.9) e dal persistente richiamo al contenuto teologico e soteriologico del santuario israelita. “Gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario. Un esercito fu abbandonato, così pure il sacrificio quotidiano” (vv. 11,12). “‘Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano, dell’iniquità devastatrice, del luogo santo e dell’esercito abbandonati per essere calpestati?’. Egli mi rispose: ‘Fino a duemilatrecento sere e mattine; poi il santuario sarà purificato’” (vv. 13-14 e 26).

Diversi studiosi ritengono che la profanazione del santuario sia stata conseguita da Antioco IV Epifane, re Seleucida (176 – 164 a.C.). Ma il testo biblico non ci permette di condividere quest’interpretazione perché la visione “concerne il tempo della fine”, frase che “è sempre impiegata in senso escatologico e si riferisce in maniera chiara alla venuta del regno di Dio. Inoltre, questo temerario sacrilegio non riguarda il santuario come struttura, che era somigliante ai santuari cananei, né i sacrifici che in esso si offrivano, ma ciò che essi esprimevano. L’autore della lettera agli ebrei esplicita che questi erano “un’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose” (Eb 10:1-14).

La differenza teologica tra i sacrifici che i cananei offrivano alle loro divinità e quella del popolo d’Israele consisteva nel fatto che i sacrifici cananei, anche umani, erano caratterizzati da un contenuto mitologico e dal tentativo di addomesticare le divinità in loro favore (“Io ti do, tu mi dai”) o indurli ad agire forzando la loro volontà (1 Re 18:25-29). Contrariamente, quelli offerti dal pio israelita al Dio unico e sovrano, avevano un significato teologico attinente alla grazia e al valore messianico-escatologico pertinente all’evento del messia e del suo ritorno. In tal senso, gli studiosi sono d’accordo nel definire il santuario “Vangelo in miniatura”.

In breve, se vogliamo afferrare la luttuosa azione del corno blasfemo, è importante riflettere sul significato del santuario e in particolare delle seguenti espressioni: “gli tolse il sacrificio quotidiano e sconvolse il luogo del suo santuario… la verità venne gettata a terra”. Quindi la profezia delle 2.300 sere e mattine e la purificazione del santuario.

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