martedì, Maggio 21, 2019
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Cercate il bene della città. È l’invito del dipartimento Libertà religiosa

IMG_0502Notizie Avventiste – Si è svolto a Firenze, dall’8 al 10 marzo, il convegno di formazione organizzato dal dipartimento Affari Pubblici e Libertà religiosa (Aplr) dell’Unione avventista italiana, per i responsabili Aplr delle chiese locali.
Molto stimolante il tema scelto “Cercate il bene della città”, che è stato ridefinito e trasformato in un interrogativo, “Le religioni cooperano al bene della città?”, nella tavola rotonda tenutasi il sabato pomeriggio nella chiesa avventista fiorentina e trasmesso in diretta su internet dalla radio Rvs.
Notizie Avventiste ha rivolto alcune domande ai responsabili nazionali del dipartimento Aplr Dora Bognandi, direttore, e Davide Romano, direttore aggiunto. 

Notizie Avventiste: Perché un corso di formazione sulla libertà religiosa e quali erano gli obiettivi?
Dora Bognandi: Perché il dipartimento desidera creare una rete di persone, in tutta Italia, che siano formate per affrontare questa tematica all’interno e all’esterno delle comunità, e per rispondere meglio ai bisogni della nostra società. In un periodo di grande smarrimento e anche di contrapposizioni, che favoriscono l’insensibilità nei confronti dei diritti umani, abbiamo pensato che sia dovere della nostra Chiesa portare un messaggio di rispetto, di comprensione reciproca e di collaborazione. La partecipazione di tanti giovani al corso ci ha confortato e ci ha confermato nell’idea che c’è una grande voglia di fare qualcosa di utile perché risorga la speranza.

N. A.:Cosa significa, per chi si occupa di libertà religiosa, cercare il bene della città?
D.B.: Il tema ci è stato suggerito dal testo di Geremia 29,7 dove Dio dice al popolo di cercare il bene della città e di pregare per essa. Quindi, egli invita il popolo a svolgere azioni concrete dettate da un sentimento religioso positivo. Chi si occupa di libertà religiosa deve, prima di tutto, essere animato da uno spirito di apertura e accoglienza nei confronti di chiunque, credenti o meno, sia per rispondere ai bisogni dei più svantaggiati sia per collaborare assieme con tutti coloro che abbiano gli stessi obiettivi. Per noi cristiani, il modello deve essere il Cristo che piangeva per i problemi della città, ma che andava attorno facendo del bene con modalità adeguate ai bisogni delle persone.

N. A.: La tavola rotonda ha affrontato un argomento importante e attuale. Puoi parlarcene?
Davide Romano
: La tavola rotonda ha toccato diversi temi. Principalmente tre: A. In che modo le diverse religioni, quella cristiana nelle sue molteplici espressioni confessionali, quella islamica, ormai significativamente presente nel nostro paese, e le altre possano cooperare al bene della città. B. A quali condizioni le religioni possono e devono dare il loro contributo al bene comune. C. Quali responsabilità hanno i media nel sensibilizzare i cittadini verso le religioni presenti nella moderna città italiana.

N. A.: Quali sono state le conclusioni?
D. R.
: Le tavole rotonde in genere non chiudono il discorso ma segnano delle tappe di riflessione sui problemi sollevati. Al nostro incontro, gli ospiti presenti in qualità di relatori hanno convenuto sulla urgenza di coinvolgere nel dibattito sul bene della città e del nostro paese tutte le religioni presenti, molte delle quali vantano oltretutto una lunga presenza e un  non trascurabile radicamento nel nostro tessuto sociale. Evitando quindi di identificare, come sovente è accaduto fin qui, il cristianesimo italiano con la sua espressione maggioritaria cattolica-romana ed evitando altresì una indebita e tacita marginalizzazione delle altre voci religiose.
Al tempo stesso bisogna preservare l’indispensabile laicità delle istituzioni pubbliche. Lo spazio pubblico è utilmente aperto a tutti soltanto a due condizioni: che le classi dirigenti che esercitano potere legislativo ed esecutivo nel nome e per conto dell’intera collettività siano effettivamente garanti di punti di vista ampi e rifuggano da posizioni unilaterali e parziali; che tutti protagonisti religiosi e sociali del dibattito pubblico siano riconosciuti nella loro specifica identità e nei loro diritti. Questa seconda condizione non è perseguibile altrimenti che con una nuova legge quadro sulla libertà religiosa nel nostro paese che superi il vetusto e farraginoso sistema delle intese.