mercoledì, Settembre 30, 2020
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La calma brutale

NA - Notizie AvventisteSolidarietà alle comunità ebraiche belga e italiana

Davide Romano – In questi giorni molte tristi notizie ci giungono da vari paesi, soprattutto dalla relativamente vicina Ucraina, dove si consuma una guerra civile strisciante sobillata anche da protagonisti esterni, com’è noto. Sono notizie cupe a cui siamo, purtroppo, anche abituati, salvo sentirci improvvisamente coinvolti quando un singolo evento drammatico lambisce con un guizzo le nostre case, i nostri confini, come è recentemente accaduto per la morte del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli.

Ma in questa breve nota vogliamo esprimere, per parte nostra alla comunità ebraica belga, e al tempo stesso, ai cari fratelli ebrei italiani a noi più vicini, la nostra umana e cristiana solidarietà per la strage compiuta presso il museo ebraico di Bruxelles.

La notizia merita un rilievo particolare perché ripropone, come i fatti verosimilmente suggeriscono, l’antica e crudele avversione verso i nostri fratelli ebrei. Un’avversione che cominciò a germinare tra il primo e il secondo secolo dell’era cristiana e che nel secolo scorso ha conosciuto, proprio qui in Europa, l’escalation che conosciamo, culminata nella shoah.

Gli inquirenti identificheranno con ogni probabilità l’assassino che, con calma brutale, come mostrano le immagini del video diramato dalle autorità belghe, ha estratto il suo fucile dalla borsa ha aperto il fuoco e poi, con fare ordinato e meticoloso, lo ha riposto nella sua sacca da viaggio andandosene via.

Noi non conosciamo ancora il nome di quell’uomo, ne tantomeno abbiamo notizia del suo profilo psichico, ma ne conosciamo, diciamo così, l’identità profonda. Certo non sarà il grigio burocrate militare che eseguiva gli ordini del Reich con obbedienza “cadaverica”, come Otto Adolf Eichmann – secondo la mirabile descrizione che nel 1963 ce ne fece la grande filosofa ebrea Hannah Ardendt- ma avrà comunque i tratti “normali” e “feroci” di chi è divorato dall’odio e insanabilmente mosso dal pregiudizio paranoico contro la lobby ebraica che governerebbe le sorti del mondo. Quando lo avranno catturato, ancora una volta forse, scopriremo che in fondo, in questa Europa ancora malata di antisemitismo – come anche alcuni recenti movimenti politici di estrema destra hanno mostrato a quest’ultima tornata elettorale – intimamente corrosa nei suoi ideali oltre che nel suo benessere, parecchi di noi potrebbero perfino somigliargli un po’.