domenica, Luglio 5, 2020
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Bologna. “Zoombombing” alla chiesa metodista

È accaduto durante il culto online tenuto sulla piattaforma Zoom. Intervista al direttore di produzione e IT HopeMedia Italia sui rischi degli attacchi hacker e su come evitarli.

Notizie Avventiste – Ha generato paura e sconcerto quanto avvenuto durante il culto in diretta online della chiesa metodista di Bologna. I 35 partecipanti cantavano un inno e all’improvviso hanno sentito suoni assordanti e visto scritte velocissime e immagini porno passare sullo schermo dei loro dispositivi, riporta Riforma.it. L’attacco hacker è durato due minuti. Il collegamento è stato subito interrotto per poi essere ripristinato in sicurezza.

«Erano più di due mesi che facevamo il culto sulla piattaforma Zoom e non immaginavo che tale problema potesse succedere a noi” ha affermato Pamela Macho, che gestisce il collegamento Zoom della chiesa metodista bolognese.

Del cosiddetto “Zoombombing”, la pratica di interrompere le riunioni in video con messaggi e immagini offensivi, erano già state vittime altre chiese nel mondo. L’allarme a prestare attenzione era stato lanciato.

Diverse chiese avventiste in Italia, che non riaprono ancora il sabato, tengono il culto online. Ci sono anche pastori che organizzano incontri con le loro comunità e conferenze tramite Zoom. Quali sono dunque i rischi e come evitarli? Notizie Avventiste lo ha chiesto a Vincenzo Annunziata, direttore di produzione e IT di HopeMedia Italia.

Notizie Avventiste: Quali sono i pregi e i difetti delle piattaforme per eventi online e sistemi di videoconferenza?
Vincenzo Annunziata: I pregi di tale sistema è quello di poter partecipare agli incontri anche se si è fisicamente lontani. Il lockdown, e la conseguente impossibilità ad andare in chiesa, ci ha fatto scoprire gli aspetti positivi delle videoconferenze. Essere sul proprio divano di casa e assistere alla predicazione di uno o più pastori di differenti chiese. Nella normalità è difficile che possiamo cambiare chiesa per poter assistere ai sermoni di altri pastori.

Inoltre, restando sempre in ambito religioso, abbiamo avuto la possibilità di fare approfondimenti tematici, assistere a conferenze bibliche. Se poi apriamo alla possibilità di assistere a tante altre conferenze al di fuori della nostra comunità, abbiamo potuto approfondire tante cose. Alla fine, dopo tre mesi, abbiamo scoperto che alla curiosità iniziale, si è forse man mano sostituita la stanchezza di essere inermi, spettatori passivi davanti a uno schermo.

N. A.: Visto l’episodio increscioso di Bologna, in quale percentuale di rischio si pone Zoom?
V. A.: Prima dell’era Covid-19, Zoom non era molto conosciuto, era un sistema di videoconferenza che cercava di farsi strada tra i giganti del software. La richiesta di piattaforme di videoconferenze abbastanza snelle, semplici da usare, ha permesso che si potesse affermare tra quelle più usate, ma la sua acerba presenza nel mondo telematico ha fatto sì che scontasse tutte le problematiche di sicurezza di cui si è parlato anche nei telegiornali. Nonostante la cattiva pubblicità ricevuta, ha continuato nel suo balzo in avanti e la gente, nonostante tutto, è caduta in semplici trappole sulla sicurezza.

Il prodotto è affidabile tecnologicamente come tutti gli altri presenti, Microsoft Teams, Google Meet, Cisco System, Messenger Video come ultimo arrivato e altri… Ma non era affidabile sul fronte della sicurezza e della privacy.

I programmatori di Zoom hanno fatto salti mortali per cercare di recuperare terreno nel campo della sicurezza per non perdere il successo acquisito. Han fatto passi da gigante, ma la gente continua a cadere sulle cose più elementari come dare pubblicamente l’ID, il link della conferenza, non prevedere password per l’accesso, non usare la funzione di “sala d’attesa” (waiting room) dove l’organizzatore permette l’ingresso solo a chi conosce. Bisogna essere sempre attenti nell’uso della tecnologia, anche se a volte è il prodotto in sé che non è sicuro al cento per cento.