venerdì, Agosto 7, 2020
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Apocalisse in breve. Uscite da essa

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – “Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore. Gridò a gran voce: ‘È caduta, è caduta Babilonia la grande ed è diventata covo di demòni, carcere di ogni spirito immondo, carcere d’ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita. Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato’. Poi udii un’altra voce dal cielo: ‘Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli’” (Ap 18:1-4).

Il grido del cielo che risuona qui, sulla piazza di Babilonia, è gravido della stessa inquietudine e della stessa supplica di Dio. Qui non si tratta di lasciare fisicamente dei luoghi per emigrare altrove. Dopo la caduta della Babilonia storica, l’appello a uscire da Babilonia non è più accompagnato da traslochi e biglietti d’aereo.

Babilonia si trova ovunque. Essa è, certo, lo abbiamo studiato, l’istituzione religiosa che ha segnato con la sua impronta generazioni di cristiani. Ma non è uscendo da un’organizzazione umana anche se religiosa, che si esce da Babilonia.

Babilonia si trova al di là delle sue mura, si tratta di una mentalità, di un bagaglio di abitudini e di errori che si sono propagati negli ambienti religiosi più disparati.

Uscire da Babilonia significa smettere di fare della chiesa la porta di Dio (Babele), sostituire Dio con l’organizzazione ecclesiastica e la fede con i negoziati politici. Uscire da Babilonia significa sbarazzarsi della mentalità orgogliosa e imperialista. Significa guarire dall’antisemitismo; e per un cristiano equivale a ricordarsi delle proprie radici ebraiche.

Uscire da Babilonia è avere il coraggio di rimettere in discussione le proprie idee e tradizioni. Significa anche correre il rischio di arrivare a credere in cose diverse da quelle ereditate dalla nascita, per aprirsi alla verità che viene dall’alto, anche se essa urta contro i luoghi comuni umani, dal basso. Uscire da Babilonia è un programma di conversione. La questione è grave, ne va della nostra sopravvivenza. Uscire da Babilonia s’impone come il solo modo per sfuggire al massacro, ma anche per scoprire la propria identità nella terra promessa.

È un appello alla speranza che viene lanciato per le strade stesse di Babilonia, quando la città vibra in tutto il suo tessuto, un appello che riguarda tutti.

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