mercoledì, Settembre 23, 2020
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Apocalisse in breve. Tiatiri (Ap. 2:18-29)

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – Tiatiri, dal greco Thuateirois significa “consumazione della vittima” o “olocausto, sacrificio”. Delle sette lettere, quella di Tiatiri è la più lunga, intensa e drammatica. La cosa non deve stupire, considerato che essa riassuma dodici secoli di storia ecclesiastica; quella della supremazia papale dal 538 al 1798.

“Mentre le prime chiese si tenevano a una certa distanza dal male, dopo Pergamo si stabilisce una nuova tendenza. Se a Pergamo il male aveva un suo posto, a Tiatiri regnava la chiesa stessa. A Pergamo, l’apostasia era stata rappresentata dai tratti di un profeta pagano, Balaam, la cui influenza si esercitava a partire dall’esterno. A Tiatiri, l’apostasia regna. Essa si presenta sotto il segno di Jezabel (v. 20). Regina menzionata dall’Antico Testamento, era sposa di Achab, re d’Israele. Di origine fenicia, era figlia di Ethbaal, re di Sidone (1 Re 16:31), il quale, secondo la tradizione, era sacerdote del culto di Baal e Astarte. La Bibbia la ricorda come una sovrana potente, che riuscì a trascinare il marito e il popolo intero al culto di Baal. Alla sua tavola sedettero quattrocentocinquanta profeti dell’idolo cananeo. Il suo zelo pagano la condusse a perseguitare il profeta Elia e tutti coloro che volevano restare fedeli a Yhwh. L’influenza di Jezabel si estese anche sulle generazioni successive, fino alla famosa Athalia (2 Re 8:18,26; 10:11). Il ritratto di Jezabel rivela il carattere della nuova chiesa. Ormai, l’apostasia è ufficialmente insediata, e nei seggi più alti. Si fonde con il potere stesso della chiesa. Siamo nell’epoca in cui la chiesa si struttura come un’istituzione politica a carattere monarchico (VI sec)” (J. Doukhan, Il grido del cielo, p. 48-49, ed. Adv, Firenze).

Per capire meglio il significato simbolico-profetico di Jezabel, è importante tenere conto che nella profezia biblica una donna simboleggia sempre la chiesa. Essa è una sposa fedele quando segue gli insegnamenti dello sposo divino (Isaia 54:5,6; 2 Corinzi 11:2). È invece una sposa adultera quando si attiene ad altri insegnamenti. (Ezechiele 16:32,33). L’espressione fornicazione-adulterio, ripetuta tre volte nella lettera in questione, designa molto bene le false dottrine, l’idolatria, l’immoralità che la simbolica Jezabel ha cercato di introdurre nel cristianesimo a tal punto da sedurre gli stessi servitori di Dio.

Jezabel, dunque, rappresenta la chiesa-istituzione del medioevo. “L’inquisizione, le crociate, gli eccidi: mai nella storia dell’umanità l’intolleranza religiosa ha raggiunto livelli d’intensità e di durata come in questo periodo. Si può comprendere l’ira di Dio e l’annuncio del suo giudizio, ‘una grande tribolazione’ (v. 22)” (J. Doukhan, op. cit., p. 51).

Con ragione, il Signore si presenta come “colui che ha gli occhi come fiamma di fuoco…”. Tipico di una persona fortemente indignata di fronte all’inaudita perfidia nel soffocare la verità e nell’agire contro chi cerca di viverla. Ma, nonostante tutto, la storia ci insegna, come nell’esperienza di Elia e del re Achab, che ci sono sempre stati degli uomini e delle donne che nel corso dei secoli hanno reclamato una seria riforma della chiesa e un ritorno al Vangelo. Penso ai valdesi, agli albigesi, ai catari, agli hussiti, agli ugonotti, ai Fratelli Moravi, a Pietro Valdo, a Girolamo Savonarola, a Giovanni Huss, a John Wyclif e ad altri. Uomini e donne “messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra” (Ebrei 11:36-38). A questi il Signore non aggiunge altro peso se non quello di custodire quello che hanno “finché io venga” (Ap. 2:18,25), incoraggiandoli con l’invito alla perseveranza, perché a chi resta fermo “nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d’argilla, come anch’io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino» (vv. 26-27).

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