lunedì, settembre 24, 2018
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Apocalisse in breve. Nuovi cieli e nuova terra

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – “Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano” (1 Corinzi 2:9). “Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati…” (Apocalisse 21:1).

“I primi capitoli della Genesi ci fanno assistere alle crisi che hanno dato origine alla realtà che vediamo nella natura e nella storia. Gli ultimi capitoli dell’Apocalisse pongono davanti a noi il quadro delle convulsioni che porteranno alla dissoluzione e che prepareranno il parto dei nuovi cieli e della nuova terra” (Frédéric Godet).

Il quadro dei nuovi cieli e della nuova terra, della Nuova Gerusalemme, è accennato nei versetti 1-8, è sviluppato nei versetti 9-27 di Apocalisse 21 ed è completato nei primi cinque versetti del capitolo 22. Giovanni introduce la triplice descrizione con le parole: “Vidi… la santa città scendere dal cielo”, “mi mostrò la santa città” e “mi mostrò il fiume…” della Nuova Gerusalemme, il nuovo Eden paradiso di Dio (Apocalisse 21:3,10; 22:1).

In queste tre visioni c’è un progredire della rivelazione. Da una visione generale della santa città del primo brano, l’apostolo passa alla sua descrizione con dettagli sul suo splendore, e poi su mura, porte, fondamenta, mancanza del tempio, luminari, per giungere nel terzo quadro al particolare del fiume dell’acqua della vita, al suo albero e al trono di Dio e dell’Agnello.

Con questa visione, “la rivelazione di Gesù Cristo” (Apocalisse 1:1), data all’apostolo in esilio a Patmos, raggiunge la sua pienezza. Il popolo di Dio perviene così alla conclusione del conflitto sostenuto con il male. Giovanni descrive, con un linguaggio teologico, la capitale della nuova terra, presentando la realizzazione di quanto i profeti Isaia, Ezechiele e Zaccaria avevano scritto (Isaia 54:11-17; 60:1-5; 65:17-19; Ezechiele 40-48; Zaccaria 14:16.), mentre Pietro aveva esortato i credenti, orientandoli alle promesse di Dio di “nuovi cieli e di una nuova terra” (2 Pietro 3:13). In quest’ultima visione che Dio dà a Giovanni, si ha un cambiamento drastico rispetto a quanto descritto prima. Si passa dallo sconvolgimento della terra, dalla morte, alla vita, all’eternità.

Come a seguito del diluvio la terra non disparve, ma subì una profonda trasformazione geofisica, così la creazione che ora attende “la libertà dalla corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (2 Pietro 3:13) subirà una palingenesi. Anche i “commentatori antichi intendono (i nuovi cieli e la nuova terra) come un rinnovamento e non come una distruzione”.

“La nostra terra non è sublimata e assorbita nell’infinito di Dio, ma purificata, rinnovata, ritornata a essere terra di Dio e nello stesso tempo veramente se stessa, per quanto era diventata estranea a Dio e agli uomini, luogo di esilio, di pene e di morte” (Charles Brütsch).

Come Dio non ha anniento l’umanità peccatrice (pentita), ma l’ha riscattata e rinnovata, così l’antico mondo non è annientato, ma purificato e rinnovato. In altre parole: nulla di nuovo, ma ogni cosa nuova.

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