domenica, Settembre 27, 2020
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Apocalisse in breve. Gli schofar (seconda parte)

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – Gli schofar stanno ai sigilli come la sete di giustizia risponde all’oppressione. Mentre i sigilli mostravano l’oppressione del potere usurpatore attraverso le epoche, gli schofar mettono in evidenza un giudizio immanente, effettivamente inserito nel corso degli eventi storici e preparatore del giudizio finale, proveniente dal cielo. Come le preghiere salgono in ogni momento verso il cielo, similmente gli schofar fanno udire la loro voce continuamente. Questa associazione, schofar e preghiera, ci ricorda l’atmosfera della festa denominata delle “trombe”, cioè degli schofar.

Questa festa si celebrava “il primo giorno del settimo mese (Tichri: settembre ottobre) del calendario ebraico (cfr. Lv 23:23-25). Essa diventerà il primo giorno dell’anno ebraico (Rosh hashanah). Per dieci giorni, seguito dal suono degli schofar, l’israelita si preparava alla venuta della festa delle Espiazioni (il dieci di Tishri). Ogni mattina, i selioth (richieste di perdono) venivano recitati, e nel cuore della preghiera si ricordano i tredici attributi della misericordia di Dio (cfr. Es 34:6,7). La lettura della Torah è tratta dal racconto della nascita e del sacrificio d’Isacco che apporta alla festa la nota positiva del Dio che provvede ed esaudisce le preghiere impossibili (cfr. Gn 21,22)» (J. Doukhan, Il grido del cielo, p. 96).

Nel contesto dell’Apocalisse, l’evocazione della festa degli schofar arricchisce la profezia degli stessi accenti di speranza e di giudizio lanciando, nello stesso tempo, un appello al pentimento e alla conversione, ma nonostante il fatto che gli eventi si riversino sulla terra, sul mare, sui fiumi, nel cielo e infine sugli uomini, con un ritmo incalzante, questi “non si ravvidero dalle opere delle loro mani; non cessarono di adorare i demòni e gli idoli d’oro, d’argento, di rame, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare. Non si ravvidero neppure dai loro omicidi, né dalle loro magie, né dalla loro fornicazione, né dai loro furti” (Ap 9:20-21).

Si ha l’impressione che i pressanti appelli alla conversione siano disattesi dall’uomo che rifiuta la grazia di Dio, continuando insistentemente nell’errore, al punto di rischiare di peccare contro lo Spirito Santo, quindi di perdere la vita eterna.

“Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro” (Mt 12:31,32).

Per ricevere un approfondimento sul peccato contro lo Spirito Santo e l’interpretazione delle sette trombe: assistenza@avventisti.it