martedì, Agosto 11, 2020
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Apocalisse in breve. Terzo appello: l’avvertimento

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – “Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: ‘Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell’ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello’. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte” (Ap 14:9-11).

In Apocalisse 14:7, il primo angelo con il suo appello universale, invita al pentimento attirando l’attenzione dell’umanità all’adorazione di Dio creatore dell’universo. Il richiamo al pentimento è seguito da un avviso relativo alle conseguenze che si riverseranno su coloro che adorano la bestia e la sua immagine. Questi conosceranno il giudizio di Dio: “…berrà il vino dell’ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua collera”.

Il giudizio colpirà con tutta la sua inflessibile durezza i seguaci del culto pseudo-cristiano, che saranno torturati con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli e dell’Agnello… per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte.

Questo linguaggio allegorico, rileva la gravità del giudizio di Dio e i suoi eterni effetti, e richiama alla nostra attenzione la distruzione di Sodoma e Gomorra (Gn 19:24; Ez 38:22) che si fonde con le immagini della Valle dell’Hinnom (Ap 9:2), i cui effetti si colgono non nel senso letterale, come se ci fosse l’inferno, ma come totale distruzione di coloro che hanno accettato le direttive della bestia.

Esso evoca la famosa valle di Hinnom (gué Hinnom) dalla quale proviene il famoso termine “geenna”, luogo a sud di Gerusalemme dove venivano arsi dei fanciulli sacrificati al dio Moloch (Sal 106:38; Ger 7:31; Is 30:33; 2Cr 28:3). La Bibbia riferisce che il re Giosia contaminò questo luogo per renderlo improprio ai riti idolatri (cfr. 2Re 23:10). Da quel momento in poi fu adottata l’abitudine di bruciarvi le immondizie della città. I mucchi di spazzatura che ardevano continuamente erano associati al ricordo delle abominazioni di Moloch.

Riguardo alle due città, Sodoma e Gomorra, in realtà non esistono perché sono state distrutte dal fuoco e dallo zolfo. In tal senso è importante ricordare che il fuoco quando brucia qualsiasi cosa, o persona, lascia solo cenere, non rimane nulla (Is 34:9-10; Giuda 7; Gn 3:19). Ciò significa che eterno non è il fuoco né il tormento, ma gli effetti, i risultati, vale a dire la fine dell’esistenza.

L’espressione “nei secoli dei secoli” non è relativa alla durata eterna del fuoco, ma al suo effetto definitivo. I malvagi vengono bruciati per poi sparire definitivamente. Il profeta Isaia chiarisce queste espressioni mettendo in parallelo il “fuoco divorante” con le “fiamme eterne”: “Chi di noi potrà resistere al fuoco divorante? Chi di noi potrà resistere alle fiamme eterne?” (Is 33:14).

In breve, il messaggio del terzo angelo ha per scopo, quello di condurre gli uomini e le donne a prendere coscienza delle conseguenze di una scelta sbagliata opposta a Dio, precisando che è arrivata l’ora della “perseveranza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù” (Ap 14:12).

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