mercoledì, Agosto 21, 2019
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Apocalisse in breve. Sardi (prima parte)

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – Gesù introduce la lettera ai Sardi (Ap 3:1-6) presentandosi nella pienezza dello Spirito Santo: “Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle». Ciò sta a indicare che il Signore conosce perfettamente la situazione della chiesa, è lui che ne ha il pieno controllo perché ha sempre nella sua mano destra le sette stelle (1:20) e desidera condurla nella pienezza della verità, ma questo suo desiderio divino è frustrato dall’ipocrisia dei molti: «tu hai fama di vivere ma sei morto» (3:1). Nella chiesa di Sardi, l’iniziale entusiasmo per Cristo è paralizzato: ci troviamo di fronte ad una chiesa morente, solo alcuni credenti “non hanno contaminato le loro vesti” (v. 4).

“Siamo nel periodo della Riforma (XVI – XVIII secolo). Si ritorna al messaggio originale della Bibbia, a ciò che si è ‘ricevuto e udito’ (Ap 3:3). La parola di Dio diventa nuovamente l’oggetto dello studio da parte dei credenti. Le menti si aprono e si ritrova il gusto per gli studi. I riformatori valorizzano l’accesso diretto alle fonti della rivelazione. Non si dipende più dal sacerdote o dalla tradizione per comprendere la parola di Dio. Lo studio del greco e dell’ebraico (lingue nelle quali è scritta la Bibbia) torna a essere qualcosa d’importante, se non d’indispensabile. Questa è l’epoca delle prime grammatiche ebraiche. Ma molto presto il movimento si sclerotizza” (J. Doukhan, Il grido del cielo, p. 53, ed. Adv. Firenze).

Dal momento in cui i sovrani presero fra le loro mani il movimento della Riforma, la religione diventò un affare di Stato, come lo era stato in precedenza al tempo dell’imperatore Costantino. Questi aveva creato il “cristianesimo” o meglio il “cattolicesimo”, quelli crearono il “protestantesimo”.

“La chiesa produce la sua tradizione e il suo proprio credo. La preoccupazione dell’ortodossia, che predomina nella scolastica protestante, prende il posto della relazione personale con Dio e con l’impegno nella vita. Si ricade talvolta nell’intolleranza. Anche i protestanti hanno conosciuto inquisitori e processi. Calvino condannò al rogo studiosi come Michel Servet, che osavano distaccarsi dalle sue vedute. Lutero s’infiammò in crociate anticattoliche e antigiudaiche, abbandonando alla distruzione schiere di oppositori. Anche allora furono commessi dei crimini in nome di Dio. La chiesa protestante, al pari di quella cattolica, s’installò al potere, cercando riconoscimento. In altre parole, si dimenticò quello che si era scoperto, per ricadere negli errori contro i quali si era ribellata” (J. Doukhan, op. cit. p. 54).

Il Signore, con ragione, denuncia di non aver trovato “le sue opere perfette (compiute) davanti al mio Dio” (v. 2). In altre parole, i riformatori avevano aperto la strada nella ricerca delle verità, come ad esempio la salvezza per grazia, ma i loro successori si sono fermati lungo la strada senza portare a termine l’opera iniziata. Per questo motivo, Gesù evidenzia una situazione tale da indurci a riflettere sul significato dell’essere in Cristo: “Tu hai nome di vivere e sei morto” (Riveduta).

Colui che vede scrive la sua relazione clinica spirituale e la invia alla sua chiesa – a ciascuno di noi – dicendoci che “non ho trovato le vostre opere perfette davanti al mio Dio” e che pertanto “abbiamo nome (fama) di vivere, ma siamo morti”. In altre parole siamo degli ipocriti e ci stiamo giocando la vita eterna (cfr. Matteo 7:21-24). Parole inquietanti per il credente apparentemente virtuoso e strabilianti agli occhi della gente, ma non a quelli del Signore.

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